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IL CASO. I preti pedofili e la "Papessa. Il Vaticano trema di nuovo

Il Vaticano con i suoi scheletri nell’armadio torna a tirare in libreria. Lo fa con due protagonisti, in maniera diversa, dello scandalo Vatileaks: il giornalista Emiliano Fittipaldi che dopo “Avarizia” propone un altro vizio capitale, ossia “Lussuria”; e Francesca Immacolata Chaouqui, la «Papessa», pr imbarazzante per la Santa Sede e membro della commissione pontificia che forse passò le carte segrete proprio ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi.

LA LUSSURIA “Lussuria” (Feltrinelli, 16 euro) di Fittipaldi parte da un dato spaventoso: nei primi tre anni di pontificato di Bergoglio sono arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede 1200 denunce di molestie «verosimili» su ragazzini e ragazzine di mezzo mondo. Solo nel 2013, primo anno di pontificato di Francesco, quello che è l’ex Sant’Uffizio ha aperto ben 522 “ponenze”, ossia cause, di cui oltre 400 di “graviora delicta”, riguardanti accuse credibili a carico di un sacerdote con un minore di meno di 18 anni. Tra chi ha occultato, con le parole o con i fatti, ci sono cardinali (come tre dei componenti del gruppo di potere più alto nella Santa Sede, George Pell, Óscar Rodríguez Maradiaga e Francisco Errázuriz), prelati importanti (come Carlo Maria Viganò, Tarcisio Bertone, Timothy Dolan) e molti vescovi italiani, aiutati dalle linee guida vaticane e della Cei, che ancora oggi non prevedono una denuncia obbligatoria davanti alle violenze sessuali dei loro preti.

Ma soprattutto grazie ai documenti di Fittipaldi emergono connivenze, l’ombra di una vera e propria «lobby gay» e la sconcertante rivelazione che le punizioni per i responsabili sono davvero minime, al pari delle condanne.

PARLA LA PAPESSA Ai tempi del processo (è stata condannata a 10 mesi con la condizionale) per Vatileaks l’ aveva detto: «Presto parlerò io», una affermazione che lasciava immaginare rivelazioni bomba e un’altra ondata di scandalo e imbarazzi per le gerarchie dietro le mura leonine. Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della Commissione pontificia sulle finanze vaticane, la «bomba sexy che imbarazza il Vaticano» (testuale su molte testate, all’epoca) ha dato alle stampe “Nel nome di Pietro” (in uscita da Sperling & Kupfer, 18 euro) in cui viene alla luce «per intero la storia dei lavori della Commissione pontificia sulle finanze vaticane. Una ricostruzione forte di corrispondenze e documenti esclusivi mai resi pubblici, di sprechi, ricchezza, affari e intrighi. Un duro j’accuse alle lobby che all’interno del Vaticano vorrebbero compromettere la missione di rinnovamento di papa Francesco».

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