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Il fatto
23 Maggio 2024 - 16:47
Si è infilata un sacchetto in testa, ritrovandosi senza fiato nel giro di pochi secondi. E' morta così stamattina, nella sua cella dentro il carcere di Torino, Maria Assunta: la 64enne è accusata, insieme al marito, di aver violentato più volte un uomo di 65 anni, proprietario dell'appartamento di Cogne (Aosta) dove i due si erano trasferiti.
Lei e il marito erano stati arrestati a fine marzo perché, secondo l'accusa, costringevano il loro padrone di casa a raggiungerli e a subire atti sessuali, con vessazioni di vario genere e la minaccia di diffondere i video. Un ricatto, a quanto pare, per evitare di pagare l'affitto. In un’occasione, l’uomo sarebbe anche svenuto e i due coniugi non si sarebbero fermati nemmeno di fronte alle sue preghiere.

L'avvocato della coppia, originaria di Caltanissetta, aveva fatto istanza di scarcerazione tre volte, puntando sul fatto che si trattava di due persone incensurate: «La tragica notizia di un detenuto suicida in attesa di giudizio - dichiara il legale, Massimiliano Bellini - mette in luce l'ingiustizia e la disumanità della custodia cautelare preventiva. Privare una persona della libertà senza una condanna definitiva non solo mina la presunzione di innocenza, ma può anche infliggere sofferenze psicologiche insopportabili». Ora l'avvocato torna a chiedere la scarcerazione del marito della donna deceduta, detenuto a Vercelli, e la misura degli arresti domiciliari da scontare a Caltanissetta: «Per me c'è solo profondo dolore ma al contempo tanta rabbia - conclude Bellini - La carcerazione preventiva spesso si trasforma in una grave ingiustizia che la Giustizia con la G maiuscola non può tollerare».
C'è molta rabbia anche nelle parole di Leo Beneduci, segretario generale del sindacato Osapp: «Siamo alla 36esima morte in carcere per suicidio dall’inizio del 2024 ed è inconcepibile che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il sottosegretario Andrea Delmastro non si rendano conto del significato e delle cause che stanno provocando una vera e propria strage nelle carceri italiane». La sigla chiede interventi immediati contro il sovraffollamento penitenziario e assunzioni, visto che in Italia ci sono 16.129 detenuti in più delle capienze possibili e 7.000 unità di polizia penitenziaria in meno del necessario: «Dopo la manifestazione davanti al Ministero del 16 maggio, ne stiamo ne stiamo organizzando un'altra per la prossima settimana a piazza Montecitorio - anticipa Beneduci - Vogliamo denunciare i fallimenti dei governi: i politici dimenticano sempre che la sicurezza dei cittadini dipende dalla funzionalità del carcere e che dal carcere prima o poi i detenuti escono».
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