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Il caso
29 Novembre 2025 - 15:27
«Giornalista ti ammazziamo». Al momento gli identificati sono più di 30: tutti riconducibili all’area di Askatasuna. Tra loro anche il sedicenne già bloccato davanti al liceo Einstein durante gli scontri tra studenti di opposte appartenenze politiche. Gli accertamenti proseguono per individuare gli altri partecipanti. Per ora, nessuna denuncia. Sono entrati dal bar, hanno tirato dritto verso la redazione de La Stampa. Fumogeni accesi per creare una barriera visiva, alcuni avevano il volto coperto da passamontagna e abiti scuri per sfuggire alle telecamere. Fuori dal palazzo di via Lugaro, l’aggressione ai videomaker e cronisti di varie testate impegnati a riprendere il corteo. All’esterno erano circa trecento persone e hanno continuato a lanciare fumogeni e a colpire le telecamere puntate sull’azione. Un fatto che si inserisce in una serie più ampia. Negli ultimi mesi, davanti alla Rai, le manifestazioni sono spesso sfociate in lanci di bottiglie spaccate, uova e insulti agli agenti: un copione ripetuto, dicono gli investigatori, che si combina con una crescente ostilità verso i cronisti. Tanto che le misure di sicurezza davanti al palazzo di via Verdi verranno ridimensionate.

A Torino, la caccia al giornalista sembra essere diventata una costante. Oggi il prefetto Donato Cafagna ha convocato il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Alcune delle persone coinvolte nell’attacco di via Lugaro coincidono con chi, nelle ultime settimane, ha devastato gli spazi delle Ogr, danneggiato le auto dei lavoratori della Leonardo e preso di mira la sede di Fratelli d’Italia in Barriera di Milano. Le stesse facce. Il questore Paolo Sirna: «Molti di questi sono gli stessi che hanno assaltato il palazzo della Città metropolitana». E lo stesso prefetto ha aggiunto: «Rileviamo una strategia per mettere sotto pressione la città, come se si volesse imporre la propria presenza con la forza. Le manifestazioni potenzialmente problematiche sono ormai quotidiane». Alla riunione, oltre a Cafagna, il sindaco Stefano Lo Russo, l’assessore regionale alla Sicurezza Maurizio Marrone, il generale dei carabinieri Roberto De Cinti e il colonnello Antonio Vernillo della Guardia di finanza. Marrone ha rilanciato l’accusa: «Il sindaco continua a sostenere che non è l’immobile del centro sociale a compiere atti di violenza politica, ma non possiamo ignorare che non si tratta di casi isolati: è un gruppo che rivendica di usare quello spazio come base operativa, in linea con il comitato civico che ne ha ottenuto l’assegnazione dal Comune». E conclude: «Non si può più rinviare: Askatasuna va sgomberato subito, prima che la spirale di intimidazioni e danni sfoci in qualcosa di più grave». Lo Russo: «È fondamentale distinguere in modo netto tra il diritto a manifestare pacificamente, che va sempre garantito, e i fatti violenti, che nulla hanno a che fare con l’espressione democratica del dissenso. Confidiamo che le indagini in corso portino rapidamente all’individuazione delle responsabilità penali in capo ai singoli soggetti». Lunedì John Elkann sarà nella redazione del giornale torinese per incontrare i direttori.
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