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12 Gennaio 2026 - 08:43
È libero Mario Burlò. Dopo quattordici mesi di detenzione nel carcere di El Rodeo, a Caracas, l’imprenditore torinese di 52 anni è stato rilasciato oggi, 12 gennaio, nello stesso gruppo di detenuti in cui si trovava anche il cooperante veneto Alberto Trentini. Una notizia attesa da ore, dopo l’annuncio dell’8 gennaio con cui le autorità venezuelane avevano comunicato la liberazione di alcuni prigionieri. Alle 4.34 della notte il telefono dell’avvocato Maurizio Basile squilla. A chiamare è il console italiano. «Rientrerà oggi con un volo di Stato. Al momento si trova al consolato italiano di Caracas», riferisce il legale. Per la famiglia, dopo mesi di silenzio e incertezza, è la conferma che l’attesa è finita. Burlò era scomparso nel novembre 2024. Si trovava in Venezuela per lavoro quando, all’improvviso, aveva interrotto ogni contatto con i familiari. Solo mesi dopo erano arrivate le prime conferme ufficiali: era detenuto nel carcere di El Rodeo, la stessa struttura in cui era stato rinchiuso Alberto Trentini. Come nel caso del cooperante, anche per Burlò le autorità locali non hanno mai formulato un’imputazione. Nessuna accusa formalizzata, nessun processo: una detenzione di fatto senza capi d’accusa. La preoccupazione per le sue condizioni era cresciuta nei giorni scorsi, anche alla luce delle tensioni politiche internazionali e della situazione interna venezuelana. Lo scorso settembre l’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, aveva incontrato Burlò in carcere. Sulle sue condizioni erano arrivate rassicurazioni anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nelle poche telefonate concesse ai familiari, l’imprenditore aveva detto di stare bene fisicamente, pur raccontando una vita in cella segnata da condizioni di detenzione difficili. In Italia, la figura di Burlò è nota anche per le vicende giudiziarie che lo riguardano. È imputato in un processo in corso a Torino per presunti reati fiscali legati alla gestione dell’Auxilium Basket: il pubblico ministero Mario Bendoni ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di carcere. Durante la sua detenzione in Venezuela, la sua posizione è stata stralciata rispetto a quella dei coimputati. Nello stesso periodo, la Corte di Cassazione lo ha invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta che aveva coinvolto anche l’ex assessore regionale Roberto Rosso. Dal momento della scomparsa, i familiari si sono affidati esclusivamente alle istituzioni. Ambasciata e consolato italiani a Caracas, una denuncia presentata alla procura di Roma, e una scelta precisa: mantenere il massimo riserbo. D’accordo con i legali, Maurizio Basile e Benedetto Marzocchi Buratti, la vicenda è rimasta a lungo lontana dai riflettori. Solo nei giorni scorsi, con il moltiplicarsi delle indiscrezioni su una possibile liberazione, gli avvocati avevano deciso di rendere pubblico un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Oltre ad Alberto Trentini, anche Mario Burlò è detenuto nel carcere di Caracas, in assenza di contestazioni di reato e di un regolare processo», scrivevano. «I suoi familiari non attendono telefonate di solidarietà, ma auspicano che prosegua indefessamente lo sforzo diplomatico per poterlo riabbracciare al più presto in Italia».
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