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CRONACA GIUDIZIARIA
18 Gennaio 2026 - 13:55
Foto di repertorio
Un’aggressione feroce, in pieno giorno, per poche decine di euro e un iPhone 12. Lo scorso 26 settembre, nel quartiere San Salvario di Torino, un giovane senegalese è stato accoltellato più di una dozzina di volte da due ventenni torinesi mentre cercava di fare una telefonata. La vittima, ancora oggi ricoverata in ospedale, è fuori pericolo. Tre i ragazzi arrestati: due giovani uomini e una ragazza. E tutti e tre sono accusati di tentato omicidio. Secondo la Procura, l’aggressione sarebbe stata «con atti diretti a procurarne la morte», mentre la difesa sostiene che i due ragazzi siano intervenuti per difendere una ragazza con cui la vittima stava discutendo per strada. Gli interrogatori, con i legali Wilmer Perga, Antonio Genovese e Riccardo Magarelli, hanno messo in luce alcune contraddizioni nella ricostruzione dei fatti. Uno dei punti più controversi riguarda il ruolo della ragazza arrestata. Secondo gli atti, una donna avrebbe «tenuto bloccata a terra la vittima» mentre i due ragazzi lo colpivano con fendenti alla schiena, al fianco sinistro, al collo, al volto e alla mano. Difesa e pm non concordano sull’identità della giovane: i legali affermano che la ragazza in carcere non avrebbe partecipato all’aggressione e che i due ragazzi si sarebbero rifugiati a casa sua dopo l’episodio perché inseguiti dagli amici della vittima. La procura, invece, ritiene che la giovane fosse presente al momento dell’accoltellamento. Restano da chiarire diversi dettagli, a partire dall’identità di un’altra ragazza bionda vista sulla scena. Secondo alcune testimonianze, sarebbe stata lei a trattenere la vittima mentre i due giovani infierivano. La difesa ribadisce che la ragazza in carcere non era sul posto, aggiungendo che al momento dell’arrivo dei ragazzi insanguinati indossava una parrucca blu, circostanza che renderebbe impossibile il suo coinvolgimento diretto nell’aggressione. Sul luogo dell’aggressione sono stati trovati tre coltelli: due in mano agli aggressori, di cui uno più grande e un coltellino, e uno appartenente alla vittima. La Procura sostiene che l’azione sia stata improvvisa e finalizzata a procurarsi un ingiusto profitto, ossia il furto del cellulare. La difesa, invece, afferma che il primo a estrarre un coltello sarebbe stata la vittima e che i due giovani hanno riportato ferite alle mani compatibili con una reazione difensiva. La dinamica dell’aggressione resta complessa e i dubbi non mancano. I due ventenni hanno confermato di essersi trovati davanti la vittima e una ragazza che discutevano animatamente, e di essere intervenuti solo per questo motivo. La ragazza in carcere, secondo il racconto agli investigatori, si sarebbe spaventata alla vista dei ragazzi insanguinati, avrebbe chiamato la polizia e poi, forse per proteggere gli amici, avrebbe riattaccato prima di raccontare tutta la verità. I tre giovani rimangono al carcere Lorusso e Cutugno in attesa degli sviluppi processuali, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire ogni passaggio di quel drammatico giorno di settembre.
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