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Il caso
20 Gennaio 2026 - 09:51
Uno dei complici del ladro ucciso durante il tentativo di rapina in una villa a Lonate Pozzolo era il figlio del sinto. È quanto emerso nella puntata di domenica sera de Le Iene, che ha mandato in onda l’intervista a una persona che si è definita molto vicina alla comunità sinti torinese di cui faceva parte Adamo Massa, il 37enne morto dopo essere stato accoltellato.

Secondo la ricostruzione, Massa è stato colpito al petto con un solo fendente da Jonathan Rivolta, il proprietario della villetta. Ferito gravemente, sarebbe stato caricato in auto dai complici e trasportato fino all’ospedale di Magenta, dove è stato lasciato all’ingresso del Pronto soccorso. Nonostante l’intervento immediato dei sanitari, per l’uomo non c’è stato nulla da fare.



Sempre secondo la testimonianza raccolta dalla trasmissione di Italia 1, prima di morire Massa avrebbe detto al figlio: «Adesso pensa tu ai tuoi fratelli». Il ragazzo citato è lo stesso che alcuni mesi fa, quando era ancora minorenne, era rimasto ferito a coltellate a un semaforo di Nichelino dopo una lite con un automobilista. La persona intervistata da Le Iene ha parlato anche di un possibile clima di tensione, affermando che «c’è un rischio concreto di vendetta» e che i sinti potrebbero voler colpire i familiari di Rivolta. Nel frattempo, l’assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa ha espresso pubblicamente solidarietà al 33enne, dichiarandosi pronto a sostenere le sue spese legali. «Si è semplicemente difeso dall’assalto dei rapinatori rom che si sono introdotti nella sua abitazione e lo hanno malmenato», ha affermato La Russa, aggiungendo che «la difesa nella propria casa è un atto legittimo e chi delinque deve sapere a cosa va incontro». L’autopsia sul corpo di Adamo Massa sarà eseguita il 22 gennaio. Da un primo accertamento del medico legale, sembra emergere la conferma dell’ipotesi della legittima difesa. Al momento Rivolta non risulta indagato. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Nadia Calcaterra. Massa, che avrebbe compiuto 38 anni nei prossimi giorni, aveva numerosi precedenti penali. Oltre ai reati contro il patrimonio e ai furti in abitazione, nel suo curriculum figurano diverse truffe ai danni di anziani: si presentava come poliziotto o come tecnico del gas o dell’acquedotto per introdursi nelle abitazioni e sottrarre denaro, oro e preziosi. In passato era stato arrestato più volte ed era stato trovato in possesso di moto camuffate, targhe clonate e finte sirene della polizia. Il sindaco di Lonate Pozzolo, Elena Carraro, dopo aver incontrato i familiari di Rivolta, ha spiegato che la famiglia vive «in uno stato di forte shock e di pressione» e teme possibili ritorsioni. Timori alimentati anche da quanto accaduto subito dopo la morte di Massa, quando alcuni familiari dell’uomo avrebbero creato disordini all’ospedale di Magenta, arrivando a divellere le porte del Pronto soccorso. L’esame autoptico dovrà chiarire con precisione le cause del decesso, valutando anche l’incidenza del mancato soccorso immediato. Dopo essere stato ferito, infatti, Massa non è stato assistito sul posto: i complici lo hanno trasportato in auto per quasi 20 chilometri, un viaggio di oltre 15 minuti durante i quali è rimasto senza cure. Quando i medici dell’ospedale Fornaroli hanno tentato di salvarlo, le sue condizioni erano già disperate e non c’è stato nemmeno il tempo di portarlo in sala operatoria.
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