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Il caso
20 Gennaio 2026 - 22:45
Il prosciutto cotto e, più in generale, le carni trasformate rientrano tra le sostanze classificate come cancerogene di Gruppo 1 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Una definizione che può sorprendere, ma che non è affatto nuova: già nel 2015, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva inserito questi alimenti nella categoria con prove scientifiche certe di cancerogenicità per l’uomo.
Nello stesso elenco compaiono numerosi prodotti di uso quotidiano come salame, pancetta, speck, bresaola, wurstel e salsicce. Ma cosa comporta realmente questa classificazione e quali sono i rischi concreti per i consumatori?
Il sistema IARC non indica la probabilità individuale di sviluppare un tumore, ma valuta il livello di evidenza scientifica che collega una sostanza allo sviluppo del cancro. Essere inseriti nel Gruppo 1 significa quindi che esistono prove certe, non che il rischio sia identico a quello di fumo, alcol o amianto.
Le categorie previste sono:
Gruppo 1: sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo, tra cui carni lavorate, fumo attivo e passivo, alcol, raggi UV e amianto
Gruppo 2A: agenti probabilmente cancerogeni, come la carne rossa o il consumo abituale di bevande molto calde
Gruppo 2B: sostanze potenzialmente cancerogene, come benzina e talco per uso intimo
Gruppo 3: elementi non classificabili per evidenze insufficienti, tra cui caffè, tè e alcuni farmaci
Gruppo 4: sostanze ritenute non cancerogene (attualmente una sola)
Numerosi studi epidemiologici dimostrano che il consumo regolare di salumi è associato a un aumento del rischio di tumore del colon-retto. In particolare, l’assunzione quotidiana di circa 50 grammi di carni lavorate (circa due fettine di prosciutto) può aumentare il rischio fino al 18%.
Il problema non è solo la carne, ma soprattutto i processi industriali:
affumicatura, salatura, cottura, conservazione prolungata. A questi si aggiunge la presenza di nitriti e nitrati, conservanti che possono trasformarsi in nitrosammine, sostanze riconosciute come cancerogene. Anche l’elevato contenuto di sale rappresenta un fattore critico per la salute.
Gli esperti concordano: non è necessario eliminare completamente prosciutto e salumi, ma è fondamentale limitarne il consumo. I rischi non sono paragonabili a quelli legati a fumo e abuso di alcol, ma un’assunzione frequente e prolungata può incidere negativamente sulla salute.
L’Oms consiglia di privilegiare carni fresche non lavorate, pesce, uova, legumi e proteine vegetali. Una dieta equilibrata, varia e moderata resta la strategia più efficace per ridurre il rischio di malattie oncologiche.
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