Cerca

Il caso

Prosciutto sì, ma non è l’unico: le altre classi di rischio oncologico

Dai cancerogeni certi a quelli probabili e possibili, come orientarsi tra le classificazioni IARC

Prosciutto sì, ma non è l’unico: le altre classi di rischio oncologico

Il prosciutto cotto e, più in generale, le carni trasformate rientrano tra le sostanze classificate come cancerogene di Gruppo 1 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Una definizione che può sorprendere, ma che non è affatto nuova: già nel 2015, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva inserito questi alimenti nella categoria con prove scientifiche certe di cancerogenicità per l’uomo.

Nello stesso elenco compaiono numerosi prodotti di uso quotidiano come salame, pancetta, speck, bresaola, wurstel e salsicce. Ma cosa comporta realmente questa classificazione e quali sono i rischi concreti per i consumatori?

Classificazione IARC: cosa significa davvero

Il sistema IARC non indica la probabilità individuale di sviluppare un tumore, ma valuta il livello di evidenza scientifica che collega una sostanza allo sviluppo del cancro. Essere inseriti nel Gruppo 1 significa quindi che esistono prove certe, non che il rischio sia identico a quello di fumo, alcol o amianto.

Le categorie previste sono:

  • Gruppo 1: sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo, tra cui carni lavorate, fumo attivo e passivo, alcol, raggi UV e amianto

  • Gruppo 2A: agenti probabilmente cancerogeni, come la carne rossa o il consumo abituale di bevande molto calde

  • Gruppo 2B: sostanze potenzialmente cancerogene, come benzina e talco per uso intimo

  • Gruppo 3: elementi non classificabili per evidenze insufficienti, tra cui caffè, e alcuni farmaci

  • Gruppo 4: sostanze ritenute non cancerogene (attualmente una sola)

Perché le carni lavorate aumentano il rischio

Numerosi studi epidemiologici dimostrano che il consumo regolare di salumi è associato a un aumento del rischio di tumore del colon-retto. In particolare, l’assunzione quotidiana di circa 50 grammi di carni lavorate (circa due fettine di prosciutto) può aumentare il rischio fino al 18%.

Il problema non è solo la carne, ma soprattutto i processi industriali:
affumicatura, salatura, cottura, conservazione prolungata. A questi si aggiunge la presenza di nitriti e nitrati, conservanti che possono trasformarsi in nitrosammine, sostanze riconosciute come cancerogene. Anche l’elevato contenuto di sale rappresenta un fattore critico per la salute.

Nessun allarmismo, ma consumo responsabile

Gli esperti concordano: non è necessario eliminare completamente prosciutto e salumi, ma è fondamentale limitarne il consumo. I rischi non sono paragonabili a quelli legati a fumo e abuso di alcol, ma un’assunzione frequente e prolungata può incidere negativamente sulla salute.

L’Oms consiglia di privilegiare carni fresche non lavorate, pesce, uova, legumi e proteine vegetali. Una dieta equilibrata, varia e moderata resta la strategia più efficace per ridurre il rischio di malattie oncologiche.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.