Cerca

Il caso

La Corte d’Appello di Torino conferma la condanna di Naike Rivelli per diffamazione

La donna - figlia di Ornella Muti - scrisse un post sui social nel 2019...

La Corte d’Appello di Torino conferma la condanna di Naike Rivelli per diffamazione

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna nei confronti di Naike Rivelli per diffamazione ai danni di Barbara D’Urso, mettendo un nuovo punto fermo in una vicenda giudiziaria iniziata diversi anni fa. Il procedimento era approdato al tribunale di Alessandria per competenza territoriale: Rivelli risiede a Lerma, nell’Ovadese, con sua madre, la celebre Ornella Muti. Tutto parte dai social network tra gennaio e febbraio 2019, durante la diretta di «Pomeriggio Cinque». Alcuni post pubblicati da Rivelli prendevano di mira momenti specifici della trasmissione: un intervento di Vittorio Sgarbi e un’intervista a Silvio Berlusconi nel pieno della campagna elettorale in Sardegna. Secondo la parte civile, le parole non rientravano nel diritto di critica ma costituivano un attacco diretto alla reputazione personale e professionale di D’Urso. La conduttrice aveva presentato querela per diffamazione aggravata, dando il via all’iter giudiziario. In aula, Rivelli ha rivendicato la natura delle sue dichiarazioni: «Sono un’opinionista, vengo chiamata in tv per questo. In quell’occasione ho espresso i miei pensieri su ciò che vedevo». La difesa, affidata agli avvocati Antonio Pelle e Domenica Macrì, aveva chiesto l’assoluzione, sottolineando il diritto dello spettatore di commentare liberamente ciò che osserva in televisione. Divergente l’opinione dell’accusa: il pubblico ministero Andrea Ratti aveva chiesto sette mesi di reclusione, sostenendo che le frasi avessero superato il limite della critica, trasformandosi in un attacco personale. Il legale di D’Urso, parte civile, aveva chiesto un risarcimento da devolvere in beneficenza. Il tribunale di Alessandria, con la giudice Maria Teresa Guaschino, aveva riconosciuto la responsabilità penale di Rivelli solo per uno degli episodi contestati, infliggendo una sanzione pecuniaria di 800 euro. Ora la Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna, ribadendo la responsabilità dell’imputata. I legali di Rivelli attendono le motivazioni della sentenza per valutare un eventuale ricorso in Cassazione.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.