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Scuola
01 Aprile 2026 - 16:15
Arriva la firma sul rinnovo del contratto Istruzione e Ricerca 2025-2027, un’intesa raggiunta tra Aran e organizzazioni sindacali che coinvolge circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici tra scuola, università, enti di ricerca e istituzioni Afam. Un accordo che segna un nuovo passo nel percorso di aggiornamento contrattuale avviato negli ultimi anni.
Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha parlato di “obiettivo raggiunto”, sottolineando come in tre anni siano stati rinnovati tre contratti consecutivi, dal triennio 2019-2021 fino a quello attuale. Un risultato che, secondo il Governo, garantisce continuità contrattuale e incrementi complessivi pari a circa il 16%, con un aumento medio che negli ultimi rinnovi arriva a 395 euro.
Soddisfazione anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha definito l’intesa un “risultato storico”, mentre il presidente dell’Aran Antonio Naddeo ha evidenziato la rapidità della firma, sottolineando come si tratti del primo contratto del pubblico impiego siglato per questo ciclo.
Il nuovo contratto prevede incrementi medi mensili di circa 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale Ata, con variazioni legate a ruolo, anzianità e settore.
Nel dettaglio:
Nel comparto universitario, gli aumenti raggiungono fino a 158 euro per le elevate professionalità e circa 140 euro per i funzionari.
Per il settore Afam, gli incrementi possono arrivare fino a 225 euro per i docenti e 180 euro per i ricercatori, mentre negli enti di ricerca si registrano gli aumenti più consistenti, con punte che superano i 460 euro mensili.
Sul fronte degli arretrati, nella scuola si parla di una media di circa 812 euro, che può superare i 1.200 euro negli enti di ricerca.
Per finanziare il rinnovo sono stati stanziati 1,1 miliardi nel 2025, 2,2 miliardi nel 2026 e 3,3 miliardi dal 2027, mentre il Governo ha già previsto fondi anche per il triennio successivo 2028-2030.
La trattativa non si ferma qui. I prossimi negoziati si concentreranno su temi come la conciliazione tra vita e lavoro, le tutele per i lavoratori fragili e il supporto ai caregiver. Tra le ipotesi allo studio, anche convenzioni con le banche per facilitare l’accesso a mutui agevolati per i docenti e l’estensione dei buoni pasto, oggi non previsti per gli insegnanti.
Parallelamente proseguono le trattative per altri comparti del pubblico impiego, come le Funzioni centrali, dove sono previsti aumenti medi di circa 209 euro mensili. A breve dovrebbero partire anche i negoziati per enti locali, sanità e personale medico e infermieristico.
Nel complesso, il Governo punta a rinnovare tutti i contratti del triennio 2025-2027 entro la fine dell’anno, grazie a un investimento complessivo di circa 30 miliardi di euro, con l’obiettivo di garantire stabilità e maggiore valorizzazione del lavoro pubblico.
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