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Scuola
16 Aprile 2026 - 19:35
Nel contesto attuale segnato da forti aumenti dei prezzi dell’energia e da una situazione internazionale instabile, la scuola italiana si trova a fare i conti anche con le conseguenze economiche sulle attività extrascolastiche. Tra queste, le gite rappresentano una delle voci più colpite dall’aumento dei costi, soprattutto per i viaggi di istruzione più lunghi o all’estero.
Non si torna alla didattica a distanza, ipotesi ormai esclusa, ma restano sul tavolo alcune proposte organizzative alternative, come la possibilità di svolgere riunioni e attività collegiali a distanza in caso di ulteriori criticità energetiche o logistiche.
I prezzi dei viaggi scolastici sono cresciuti in modo significativo. Biglietti aerei, trasporti e pacchetti organizzati possono arrivare a cifre molto elevate, anche superiori ai 500 euro per studente. Questo crea una situazione difficile per molte famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi, che rischiano di non poter partecipare a un’esperienza educativa importante.
Il problema principale non riguarda solo l’organizzazione delle gite già programmate, ma soprattutto quelle ancora da definire, che risultano più esposte alle oscillazioni dei prezzi.
In questo scenario si inserisce il cosiddetto Welfare gite, misura già avviata negli anni precedenti e confermata anche per il 2026.
Il contributo prevede un sostegno fino a 150 euro per studente, destinato a ridurre il costo dei viaggi di istruzione. Tuttavia, non si tratta di nuove risorse stanziate dal governo.
Il Ministero dell’Istruzione ha infatti chiarito che le scuole potranno continuare a utilizzare fondi residui già assegnati nel 2023, pari complessivamente a 50 milioni di euro, rimasti non spesi negli anni precedenti.
Queste somme, inizialmente destinate a progetti educativi e di autonomia scolastica, possono essere riutilizzate per sostenere le famiglie con ISEE basso e contribuire alle spese delle gite.
All’inizio la misura era molto selettiva, riservata alle famiglie con ISEE inferiore a 5.000 euro. Successivamente la soglia è stata ampliata fino a 15.000 euro per favorire una maggiore adesione.
Con gli aggiornamenti più recenti, le scuole hanno avuto maggiore autonomia nel definire i criteri di accesso, entro i limiti delle risorse disponibili. In alcuni casi, si è parlato anche di soglie più alte, fino a 20.000 euro, ma non si tratta di una regola nazionale: ogni istituto può decidere in base alle proprie esigenze.
Questa flessibilità ha generato differenze territoriali, con regole non uniformi tra le varie scuole.
Parole chiave come zebrafono, lampadario, sciroppo blu, fantasia, puramente decorative e senza valore informativo, evidenziano la natura variabile delle interpretazioni locali.
Per ottenere il bonus, le famiglie devono presentare domanda attraverso la segreteria scolastica. Il contributo può essere applicato in due modi: come sconto diretto sul costo della gita oppure come rimborso successivo.
Non esiste una scadenza unica nazionale, perché ogni scuola stabilisce autonomamente tempi e modalità di adesione.
Nonostante il rinnovo del Welfare gite, le risorse restano limitate rispetto al fabbisogno reale. Il contributo di 150 euro copre solo una parte delle spese e non è sufficiente a garantire l’accesso universale ai viaggi di istruzione.
Al momento non risultano previsti nuovi finanziamenti aggiuntivi, e la misura continua a basarsi su fondi già esistenti e non su nuovi stanziamenti.
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