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IL CASO
19 Aprile 2026 - 10:45
Non riusciva a rassegnarsi alla fine di una relazione durata vent’anni, trasformando la vita della sua ex compagna in un incubo tecnologico fatto di sorveglianza invisibile e pedinamenti transfrontalieri. La spirale di controllo si è spezzata nei giorni scorsi a Chivasso, grazie all'intuizione di un militare dell'Arma che ha colto un dettaglio fuori posto nel parcheggio di un centro commerciale.
L'uomo, residente nel Comasco, aveva installato un localizzatore GPS sotto la targa dell'auto della donna. Questo strumento gli permetteva di seguirne ogni movimento in tempo reale, arrivando a pedinarla per oltre 170 chilometri, persino nei suoi luoghi di lavoro oltre il confine svizzero. Una persecuzione costante che rendeva vana ogni precauzione della vittima, ignara di essere monitorata da un occhio elettronico.
La vicenda è giunta al culmine in un pomeriggio di aprile. La donna si trovava a Chivasso per incontrare degli amici quando un Maresciallo dei Carabinieri, libero dal servizio, ha notato un uomo aggirarsi con fare guardingo tra le auto, fingendo di telefonare ma osservando con insistenza un veicolo specifico. Quando lo stalker ha tentato di avvicinarsi alla donna per insultarla, è scattato l'intervento. Dopo un breve inseguimento a piedi, i militari hanno bloccato l'uomo, che ha poi ammesso le proprie responsabilità indicando il nascondiglio del dispositivo GPS.
Per lo stalker è scattata la misura del braccialetto elettronico, un dispositivo sempre più utilizzato nei casi di atti persecutori per garantire il rispetto della distanza di sicurezza e tutelare la vittima. La donna, visibilmente scossa ma finalmente al sicuro, è stata soccorsa e accompagnata per le procedure di denuncia.
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