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Inchiesta escort di serie A
22 Aprile 2026 - 05:00
Emanuele Buttini e la compagna Deborah Ronchi, ritenuti «promotori» e «dominus» del sodalizio
C’è un nome, tra le righe dell’inchiesta che sta scuotendo Milano, che porta dritto al campionato italiano. È quello di Marcus Holmgren Pedersen: classe 2000, norvegese, esterno del Torino dal 2024, con un passato al Sassuolo. Non è l’unico. Nelle carte compare anche Cristian Volpato, 22 anni. Sono due dei pochi nomi non oscurati nell’ordinanza della gip Chiara Valori, che ha portato agli arresti domiciliari il 37enne Emanuele Buttini e la compagna Deborah Ronchi, ritenuti «promotori» e «dominus» del sodalizio. Con loro anche Alessio Salamone e Luan Amilton Fraga. L’accusa è associazione a delinquere, in concorso con Fabio Barbera e Sasha Dana Fontanarrosa.

Un’intercettazione del 2025 restituisce il tono e la sostanza dei rapporti economici. «Devo capire un attimo quanti soldi devo recuperare», dice Salamone parlando con Barbera, descritto come incaricato di «mantenere i contatti con i calciatori di fama internazionale clienti del sodalizio e gestire le ragazze». La risposta è secca, contabile: «Allora 1000 (euro) da Pedersen, aspetta ti dico il Volpato... 3.420».

Secondo quanto emerge dagli atti, la società di organizzazione eventi Ma.De Milano, con sede a Cinisello Balsamo, sarebbe stata utilizzata come schermo per un’attività illecita strutturata. Buttini e Ronchi, oltre a gestire i rapporti con i proprietari dei locali - «tenendo periodicamente riunioni» e fornendo indicazioni operative in vista delle serate - si sarebbero occupati anche della logistica: «Le ragazze che sono... che c’hai a casa... le porti al Just, ok?».
Centrale, nelle carte, la gestione economica. «I soldi delle buste che erano delle ragazze, che non ho consegnato li hai presi tu vero?» chiede uno degli interlocutori. «Sì, sì», la risposta. Gli inquirenti descrivono un sistema in cui gli introiti venivano incassati e redistribuiti, con una trattenuta - almeno il 50% - da parte dell’organizzazione. Le ragazze, secondo l’ordinanza, venivano invitate ad avere rapporti sessuali a pagamento con gli ospiti, selezionati soprattutto tra calciatori professionisti. Una denunciante racconta il caso di una giovane colombiana che nel 2022 sarebbe stata costretta a prostituirsi per 1.000 euro, di cui solo la metà effettivamente percepita. Il resto, secondo l’accusa, trattenuto da Buttini e Ronchi. Non solo: le stesse ragazze avrebbero dovuto pagare anche l’affitto delle stanze nell’appartamento di Cinisello, sede operativa della Ma.De Milano.
Dalle intercettazioni emergono anche episodi più delicati. In una chat del dicembre 2025, una ragazza scrive a un membro dell’organizzazione: «Basta recuperare le chat, ma saranno passate più o meno tre settimane. Perché?». Poi la confessione: «Eh… non lo dire a nessuno… ma ho appena fatto il test e sono incinta, da più di tre settimane… quindi è di…». Il riferimento, secondo il contesto, sarebbe a un calciatore, il cui nome è stato oscurato.Il giro, però, non si fermava al calcio. Nelle conversazioni compare anche un pilota di Formula 1: «Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?» - «Gli mando la brasiliana». E ancora: sportivi, vip, imprenditori. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe coinvolto oltre un centinaio di ragazze, italiane e straniere, alcune giovanissime. Non solo escort: anche hostess, ragazze immagine, accompagnatrici ai tavoli.
Le serate si svolgevano tra locali e hotel. Tra questi, il ME Milan - Il Duca, dove - secondo un’intercettazione - viene richiesto gas esilarante, «la droga del palloncino, non è tracciabile nei test anti-doping»: La chiedevano al teledono «Siamo al Duca, al Me Milan, ci servono palloncini. Sono con…» - «Ok ti mando qualcuno». Una sostanza che rende euforici e che, non essendo classificata come dopante, non verrebbe rilevata nei controlli.
Il volume d’affari, stimato, supera 1,2 milioni di euro. E nelle carte compare anche il nome dell’influencer Giò Urso. Il pm evidenzia «come il Pineta, locale presso cui venivano organizzati spesso eventi, sia riferibile a Giovanni Urso», nei cui profili social compare un video promozionale con due ingressi distinti: uno per i «plebei», l’altro per il «chiavage».
L’attività, secondo quanto ricostruito, sarebbe iniziata nel 2019, senza fermarsi nemmeno durante la pandemia. «Lavoravamo quasi tutte le sere, anche durante il lockdown», racconta una teste. Nell’aprile 2021, durante un controllo, vengono identificate 17 persone nella sede di Cinisello Balsamo, in pieno periodo di restrizioni. Nello stesso stabile, secondo le testimonianze, sarebbe stata allestita una discoteca abusiva, accessibile da un ingresso secondario semi-nascosto, dove gli eventi proseguivano «quasi tutti i giorni», con solo un rallentamento estivo, quando l’attività si spostava a Mykonos. Nelle carte, nessuno si è però preoccupato di oscurare i nomi delle ragazze che lavoravano per l’agenzia.
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