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14 Aprile 2026 - 10:06
Le scorte di gas in Italia stanno risalendo e nelle prime settimane di aprile hanno superato il 44%. È un segnale positivo, soprattutto perché il dato è più alto rispetto alla media europea, ma non basta per stare tranquilli. Il riempimento degli stoccaggi avviene infatti in un momento complicato, con i prezzi dell’energia in aumento e nuove tensioni internazionali che rischiano di pesare sui prossimi mesi.
Proprio aprile segna l’inizio della fase in cui si accumula gas in vista dell’inverno. Quest’anno, però, farlo costa di più: il prezzo si è avvicinato ai 46 euro per megawattora, in netto rialzo rispetto a un anno fa. A incidere è soprattutto il quadro geopolitico, tornato instabile dopo le nuove tensioni in Medio Oriente. Quando si muovono equilibri così delicati, i mercati reagiscono subito e il gas diventa più caro, rendendo più difficile riempire le riserve.
In questo scenario l’Europa ha chiesto agli Stati di non perdere tempo e di puntare ad almeno l’80% degli stoccaggi pieni entro il 31 ottobre. L’Italia, però, vuole fare di più e ha fissato un obiettivo più ambizioso: arrivare al 90%. È una scelta legata alla forte dipendenza dal gas e alla necessità di ridurre al minimo i rischi nei mesi più freddi, quando i consumi aumentano e ogni margine di sicurezza diventa fondamentale.
Ma quanto valgono davvero queste scorte? E soprattutto, quanto potrebbero durare in caso di emergenza? Se si immagina uno scenario estremo, con uno stop totale alle importazioni, l’Italia avrebbe autonomia per circa tre mesi in condizioni normali. In inverno, però, il discorso cambia: con consumi più elevati, anche stoccaggi pieni non garantirebbero più di un mese o poco più. Questo fa capire che le riserve sono una protezione importante, ma temporanea.
In una situazione critica, inoltre, entrerebbero in gioco misure straordinarie per contenere i consumi, soprattutto nei settori più energivori. È uno scenario poco probabile, ma utile per comprendere quanto sia centrale il tema della sicurezza energetica.
Va anche ricordato che il gas non è l’unica risorsa disponibile. Esistono infatti riserve obbligatorie di prodotti petroliferi, che le aziende devono mantenere per legge e che coprono circa 90 giorni di importazioni. Un elemento che contribuisce a rafforzare la tenuta complessiva del sistema energetico.
Per famiglie e imprese, tutto questo si traduce in un aspetto molto concreto: il livello delle scorte incide direttamente sulla stabilità delle bollette. Riserve più alte aiutano a contenere gli aumenti e a gestire meglio eventuali shock, mentre livelli bassi, soprattutto in un contesto instabile, possono portare a rincari improvvisi.
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