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Dal mistero di Diabolich in via Fontanesi a Giudice che diceva «Io sono Diabolik»

diabolich
Forse dire «tre storie ispirate dal Re del terrore» è un po’ semplicistico, perché in effetti il celebre fumetto delle sorelle Giussani almeno con la prima ha davvero poco a che fare, neppure considerando la falsa convinzione che le due si fossero ispirate al “Diabolich” torinese per il loro personaggio. Di certo però “Diabolic, Diabolich, Diabolik” (Daniela Piazza Editore, 15 euro) di Andrea Biscàro e Milo Julini è un libro piacevole che mescola storia e cronaca nera, anzi nerissima. Febbraio 1958: in via Fontanesi 20 viene assassinato l’operaio Mario Gilberti, un delitto preceduto da una lettera inviata alla polizia e ai giornali firmata “Diabolich”. Arriveranno altre lettere, ma dell’assassino, forse ispirato dal Diabolic protagonista di un altro romanzo, non si saprà mai più niente. Anni 70: il rapitore e violentatore Vincenzo Cocciolo ha nella sua cantina e luogo di sevizie una collezione di Diabolik; durante la sua detenzione, compie una scelta sorprendente e si fa operare per diventare una donna. Poi il serial killer Giancarlo Giudice , che alle sue vittime diceva «Sono Diabolik» perché accanito lettore del fumetto, che all’epoca era ancora nel pieno degli anni della ferocia, malvisto dai benpensanti. Agiva invece proprio con un calzamaglia nera il rapinatore Rapisarda che muore in uno scontro a fuoco con i carabinieri nel 1976.
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