l'editoriale
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18 Aprile 2019 - 07:05
Per anni ha chiamato casa un marciapiede zeppo di escrementi e rifiuti. Quello di via Aosta, all’ingresso del supermercato Lidl. Daniel, un clochard romeno, è stato a lungo croce e delizia del quartiere Aurora. Sempre stravaccato sul ciglio della strada, in una mano i cartocci di vino rosso e nell’altra qualche avanzo di cibo. I residenti della zona lo conoscevano bene. A loro modo lo avevano “adottato”. «Anche perchè - racconta una signora - non c’era verso di convincerlo a levarsi dalla strada. Quando beveva si innervosiva e non riuscivamo nemmeno a capire cosa dicesse».
Da anni Daniel bivaccava indisturbato. Solo o in compagnia di altri senzatetto con cui era solito dividere il marciapiede. Completamento coperto dai rifiuti, da un cuscino lercio e da alcuni stracci trasformati per l’occasione in coperte. Quando le temperature scendevano precipitosamente Daniel faceva persino ricorso a una tenda. Insomma quel campeggio di via Aosta non poteva certo passare inosservato tanto che persino in consiglio di Circoscrizione 7 era stato ribattezzato come il “clochard di via Aosta”. Quasi una figura mitologica. E che dire dei gestori del vicino supermarket. Più volte si erano lamentati per la presenza dell’uomo, appisolato all’ingresso del parcheggio. Tanto da chiamare anche l’ambulanza che solo pochi mesi fa gli aveva salvato la vita. Non ieri, però. Quando un malore non gli ha lasciato alcuno scampo.
Anche la consigliera di FdI, Patrizia Alessi, aveva più volte denunciato la situazione di degrado. Chiedendo un aiuto per il barbone, quasi sempre in preda dei fumi dell’alcol. «La morte di Daniel - spiega - è una morte annunciata, nessuno si è mai preso la responsabilità di risolvere in maniera diversa una situazione inaccettabile da anni». Ora che Daniel è morto davvero, la sua eredità potrebbe essere presa dagli altri senzatetto della zona. Questo è il timore dei residenti. «L’ambulanza, da queste parti, transita una volta al giorno di media - racconta la signora Cecilia -. Chissà se la Città deciderà mai di mettere la parola fine al nostro incubo».
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