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IL FATTO

La crisi tocca anche l’aerospazio: l’Idrosapiens chiude e licenzia

Preoccupazione per il futuro di più di 40 lavoratori dello stabilimento di Leinì

Lo stabilimento dell’Idrosapiens di Leinì

Lo stabilimento dell’Idrosapiens di Leinì

Prima la Lear, poi Te Connectivity e ora l’Idrosapiens di Leini che ha annunciato la chiusura e il licenziamento di 48 lavoratori: 44 in forza nello stabilimento di via Volpiano, altri 4 nella sede lombarda di Cormano.

Non si placa la crisi dell’industria piemontese. Dopo un 2023 che ha segnato il passo per le grandi crisi legate al settore automotive e la richiesta massiva di ammortizzatori sociali e cassa integrazione, il 2024 si apre con la crisi nel settore dell’aerospazio. «Una situazione surreale - commenta Marco Femia di Fiom Cgil - se si considera che in questo momento nella provincia di Torino si stanno aprendo nuove opportunità proprio in questo settore». E domani si discuterà del futuro dell’azienda, con le parti sociali che incontreranno la dirigenza all’Unione Industriale di Torino. L’obiettivo, e la speranza, è di trovare investitori interessati a rilevare anche solo una parte dell’azienda in modo da poter scongiurare la chiusura dello stabilimento e agganciare i lavoratori a qualche ammortizzatore sociale in attesa di una “riconversione”. «Si tratta di ipotesi», spiega Femia che sottolinea come «al momento sul tavolo della trattativa non ci sia nulla di concreto, l’unica - però - in grado di mantenere in attività lo stabilimento».

In realtà la crisi della Idrosapiens di Leinì, che produce giunti di dilatazione per il settore petrolifero, energia e gas oltre che per il settore dell’aerospazio nasce circa due anni fa quando a essere impiegati nell’azienda erano in 70. A contribuire alla crisi, oltre al calo fisiologico dei fatturati, difficoltà gestionali e la progressiva perdita di commesse che ha portato l’azienda a chiudere i bilanci in negativo per tre anni di fila. «Questo ha portato l’azienda madre, la tedesca Witzenmann che conta 4.300 dipendenti nel mondo e nel 2022 ha fatturato 730 milioni di euro, a chiudere lo stabilimento italiano», prosegue Femia che si occupa della vertenza insieme al collega Fabio Militto di Fim Cisl. «La perdita di una realtà come Idrosapiens, specializzata nelle lavorazioni di grande precisione dove sono richieste importanti capacità e certificazioni specifiche, non può spiegare con la semplice teoria del crollo del mercato e del contesto internazionale reso difficile dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente la conseguente chiusura del sito di Leinì - spiegano -. Il gruppo Witzenmann ha la possibilità di convergere sullo stabilimento di Leinì tecnologia e prodotti utili per la salvaguardia dello stabilimento». L’incontro in Unione Industriale, in contemporanea con il presidio dei lavoratori, servirà proprio per far chiarezza sui prossimi passi da intraprendere cercando anche il coinvolgimento delle Istituzioni.

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