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DISASTRO MONDIALE
01 Aprile 2026 - 21:23
L'ex capitano della Juventus Alessandro Del Piero
Il calcio italiano è stato nuovamente scosso da un terremoto di magnitudo altissima, il fallimento Mondiale per la terza volta consecutiva è una ferita più aperta che mai. Se ne sono resi conto tutti, tranne chi avrebbe dovuto farlo per davvero. "Come sto? Bene, bene" le dichiarazioni del presidente Gabriele Gravina mentre varcava l’ingresso degli uffici Figc di via Allegri, con il palazzo che poco prima era stato oggetto di lancio di uova da un gruppo di tifosi inferociti. Parole che non sono piaciute a nessuno, nel frattempo oggi può diventare una giornata chiave per il futuro del calcio italiano: è stato convocato un tavolo informale con tutte le componenti per discutere come ripartire, lo scenario delle dimissioni di Gravina e non solo appare quello più probabile. Anche perché, al di là dei commenti social di migliaia di tifosi italiani che “chiedono la testa” di Gravina, sono arrivati inviti a farsi da parte anche dai vertici e dalle istituzioni.
Su tutti, Andrea Abodi: "Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio, a partire dal presidente Abete dopo i Mondiali del 2014 ci furono sussulti di dignità e il compianto Tavecchio fece la stessa cosa dopo il playoff con la Svezia e si dimise - l’attacco a gamba tesa del ministro dello sport - e potrei essere costretto a prendere decisioni con il parlamento che avrei preferito lasciare a loro". Ma c’è anche chi un Mondiale l’ha vinto ed è incredulo nel vedere gli azzurri a casa per la terza edizione di fila: "L’Italia è ormai lo zimbello del calcio mondiale, tre Mondiali consecutivi mancati sono difficili da perdonare - ha tuonato Alessandro Del Piero - come può una nazione così prestigiosa perdere un’intera generazione di tornei? I quattro volte campioni del mondo non segnano un gol ai Mondiali da vent’anni. Un tempo avevamo giocatori di livello mondiale, oggi invece il livello medio è piuttosto modesto".
Dagli ex calciatori ai presidenti attuali di Serie A, pure Aurelio De Laurentiis ci è andato giù pesante: "Nel calcio bisogna resettare e non avere paura e vergogna di ripartire da zero - l’analisi del patron del Napoli, che poi fa un nome concreto per far partire la missione per ricostruire il calcio italiano - uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà: non c'è dubbio alcuno che se prendesse in mano il calcio italiano, quest'ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente". Quella di oggi può già essere una giornata chiave, il (disastroso) mandato di Gravina è ormai arrivato ai titoli di coda.
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