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Il retroscena di Zenica
04 Aprile 2026 - 11:40
Una richiesta davvero senza vergogna: la Nazionale si trovava di fronte a una partita da ultima spiaggia, a finale play-off con la Bosnia, anche per colpa degli stessi giocatori, incapaci precedentemente di agguantare una qualificazione a portata di mano. E a Zenica, prima della sfida del Bilino Polje, questi pretendevano un premio per quello che sarebbe dovuto essere il minimo sindacale. E il campo, poche ore dopo, ha presentato un conto amaro: ko ai rigori, l’America rimandata, l’amarezza stampata addosso.
Quanto a parole e silenzi, poi, un altro segnale: a fine partita, oltre a Gattuso, davanti alle telecamere si è presentato un solo giocatore. E non era il capitano. Donnarumma, l'unico assieme a Kean che in campo ha fatto il suo e anche di più - al netto delle sceneggiate e dei foglietti strappati al portiere rivale -, da capitano avrebbe dovuto metterci la faccia. Ai tempi della prima vergogna, con la Svezia, o l'eliminazione cocente contro l'Uruguay, Buffon lo fece: l'ex portierone, però, da dirigente non ha saputo trasmettere questo valore a chi indossa la fascia al braccio. Il nuovo ct rifletta poi anche su questo...
La Nazionale non è solo un gruppo di professionisti: è un simbolo che si nutre di gesto tecnico e clima emotivo. A Zenica, il secondo ha tradito il primo. Che alcuni calciatori abbiano pensato al premio prima della partita non è un reato sportivo, ma un errore di timing e sensibilità. La Figc, dal canto suo, potrà sempre stabilire cornici chiare e condivise in anticipo, togliendo dal tavolo ogni ambiguità. Ma resta la sostanza: quando la pressione sale, l’unica moneta che conta è quella spesa in campo.
Lo spogliatoio è un organismo fragile: basta una scintilla per scaldarlo e una parola storta per raffreddarlo. In Bosnia è prevalsa la seconda. Il monito di Rino Gattuso — severo quanto necessario — ha cercato di raddrizzare la rotta. Non è bastato. E proprio questo rende la lezione più nitida: nelle notti che decidono una stagione, la gestione dei dettagli è già metà partita. Il resto lo fanno i rigori, quelle monete truccate del destino che non perdonano esitazioni.
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