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Marco Ligabue in Strada delle Cacce: "Io e Luciano cresciuti nella balera di famiglia a pane e musica"

Il cantautore emiliano, fratello più giovane del rocker, presenterà il suo ultimo disco il 16 gennaio al Cpg di Strada delle Cacce: "Mamma Rina viene ancora ai nostri concerti"

Marco Ligabue

Marco Ligabue

La natura, la sostenibilità, la ricerca interiore, l’amore. Chi altri se non un cantautore, di quelli con la “C” maiuscola, dietro questi messaggi. Chi altro non se Marco Ligabue, fratello minore (classe 1970) del rocker di Correggio, nelle cui vene scorre lo stesso sangue a base di pura musica, reduce da un 2025 ricco di live - «ne ho fatti 109» - e conclusosi con il successo di “M.A.P.S. - Manuale alternativo per sentire” uscito anche in vinile. Lo presenterà a Torino venerdì 16 gennaio alle 21, nell’inconsueta location del Cpg di Strada delle Cacce, 36. Non il solito locale di una delle zone auliche della città, ma il centro di incontri della periferia Sud, uno di quei luoghi «che non vedo l’ora di conoscere - ci svela Marco - me ne hanno parlato bene, mi fa piacere andare in posti un po’ meno classici la musica è aggregazione e, inoltre, a Torino ho riscontrato sempre molta attenzione verso il cantautorato».

Conosce bene la nostra città?

«Sì, l’ho vissuta molto dal punto di vista musicale anche grazie alle esperienze con mio fratello Luciano».

Con cui ha sempre collaborato.

«Certo. Siamo nati nella stessa famiglia dove la musica è sempre stata al centro dell’attenzione. Siamo cresciuti nella balera di proprietà dei miei genitori e siamo venuti su entrambi con questa immensa passione. Anche se io mi sono accorto di mio fratello rocker solo a cose fatte.

Cosa intende?

«Sì, lui è molto più introverso di me e anche quando iniziò seriamente a suonare con una band, non ne sapevo nulla. Lo scoprii solo quando, dopo il 1987, mi invitò al suo primo concerto. Ne rimasi sbalordito e mi dissi: “Farò di tutto affinché abbia successo”».

Ed accadde.

«Sì, ne sono fiero. Tutta la nostra famiglia lo è. Mia mamma Rina, 87 anni, viene ancora ai nostri concerti, l’ultima volta a San Siro a vedere Luciano fu appena due anni fa, che fenomeno».

Un disco, centinaia di live, singoli che impazzano: oggi il pubblico sembra capire meglio il cantautorato.

«Sì, è così. Lo dimostra anche il successo dei giovani Olly, Lucio Corsi allo scorso Sanremo, o quello di Brunori Sas. È un ritorno alla musica nella sua essenza».

Cantautore sì, ma molto social: solo su facebook vanta 275mila follower...

«Amo comunicare me stesso, i social sono un po’ la mia radio, il canale con cui posso mettermi in mostra, parlare di me e della mia musica».

Nel futuro prossimo?

«Ancora live e in contemporanea lo showcase teatrale con Andrea Barbi tratto dal libro “Salutami tuo fratello” (Pendragon, 2021), che ha dato il via alla collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione. Grazie a questo lavoro Marco e Andrea sono stati ospiti del Parlamento Europeo di Bruxelles».

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