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Palcoscenico

"La Cenerentola" al Teatro Regio di Torino: c'era una volta la bontà

Sarà l’opera musicata da Gioachino Rossini ad aprire martedì 20 gennaio il 2026 del palco di piazza Castello. Sold out per l’Anteprima Giovani di oggi

Teatro Regio

o spettacolare allestimento della “Cenerentola” con la regia di Manu Lalli

Dentro “La Cenerentola”, divenuta intramontabile nell’universo dell’opera grazie alle musiche di Gioachino Rossini, c’è tutto ciò che occorre per gustare l’empatia dei buoni sentimenti. C’è l’amore, c’è la bontà fine a sé stessa, ma soprattutto c’è il perdono che l’eroina creata dalla penna di Charles Perrault riesce a riservare a chi, invece, non lo meriterebbe. E’ questo il senso di una delle fiabe più famose della storia e con la quale il Teatro Regio ha deciso di inaugurare il suo 2026, da martedì 20 al 27 gennaio (questa sera andrà in scena l’Anteprima Giovani per la quale il Regio ha già registrato il tutto esaurito).

Un evento che vedrà coinvolta una coralità di protagonisti d’eccezione pronti a regalare a Torino le atmosfere dei fasti ottocenteschi che ruotano intorno alla magia creata da Rossini. L’opera, composta in sole tre settimane, andò in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817 con il titolo “La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo”.

Qui la storia diventa uno scintillante capolavoro dove il gioco dei travestimenti esplora il tema dell’identità capovolta: il principe si fa servitore, il servitore si finge principe, mentre l’unica a restare sempre sé stessa è Cenerentola. Questo anche il punto di vista della regista Manu Lalli nello spettacolare allestimento del Maggio Musicale Fiorentino. Ma sono tanti, si diceva, gli altri protagonisti che da soli varrebbero il prezzo del biglietto.

Dal direttore Antonino Fogliani, classe 1976, cui è affidata la guida dell’Orchestra e del Coro del Regio (seguito dal maestro Piero Monti) e considerato una delle migliori bacchette del belcanto, alla strepitosa Vasilisa Berzhanskaya, mezzosoprano russo dall’estensione vocale straordinaria. Sul palco con lei, Nico Darmanin (Don Ramiro), Roberto de Candia (Dandini), Carlo Lepore (Don Magnifico), Maharram Huseynov (Alidoro) e le artiste del Regio Ensemble Albina Tonkikh e Martina Myskohlid nei panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe.

«La Cenerentola è sicuramente una fiaba (in questa versione le suggestioni narrative della fiaba classica sono mantenute quasi per intero, dalla fata alla zucca), ma anche molto di più - spiega la regista -. Rossini scrive come uomo del suo tempo, e ciò che scrive, pur senza un dichiarata intenzione edificante, risponde al sentire comune dell’epoca in cui l’artista vive e lavora. È la storia del desiderio di un riscatto sociale che, così tanto in quel momento storico, l’Italia sta vivendo».

Pur nella sua veste sorridente e giocosa, La Cenerentola è un’opera dal forte valore simbolico. La protagonista incarna un ideale di bontà che non si lascia contaminare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e con la scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza. In un mondo popolato da arrivismo, vanità e meschinità, Cenerentola diventa pacificatrice: ricuce i rapporti spezzati, dà una seconda possibilità anche a chi l’ha umiliata. La sua ascesa sociale non è frutto di incantesimi, ma di pazienza, intelligenza e compassione; il vero riscatto non coincide solo con il matrimonio principesco, ma con la vittoria della conoscenza e della bontà su ogni forma di prepotenza. È un messaggio che conserva intatta la propria forza: nella Cenerentola rossiniana il perdono non è debolezza, ma una forza trasformativa che cambia il destino dei personaggi – e, idealmente, lo sguardo di chi ascolta.

A dare man forte alla musica, un allestimento da fiaba, nel vero senso del termine, i cui elementi architettonici sono firmati da Roberta Lazzeri, i costumi fantasiosi ed eloquenti di Gianna Poli, le luci di Vincenzo Apicella, riprese da Valerio Tiberi. Assistente alla regia è Chiara Casalbuoni.

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