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Salute
15 Gennaio 2026 - 19:30
Esistono confini biologici che, fino a pochi decenni fa, erano considerati invalicabili. Uno di questi è la nascita a 24 settimane di gestazione, un momento in cui la vita pesa poco più di 500 grammi. Eppure, nel giugno 2025, la piccola Michela ha dimostrato che quei confini si sono spostati.
La Terapia Intensiva Neonatale (TIN) di Novara è un luogo dove il tempo si misura in battiti cardiaci e grammi guadagnati.
Per Michela, la battaglia più dura è stata quella per l'ossigeno. Con polmoni ancora troppo immaturi per il mondo esterno, ha necessitato di interventi ventilatori mirati, studiati per sostenerla senza danneggiare i tessuti fragilissimi. È stato un percorso di autonomia conquistata millimetro dopo millimetro.
Accanto a lei, anche Anna ha iniziato la vita in salita. Nata prematura e con una malformazione congenita, ha dovuto affrontare un delicato intervento chirurgico a pochi giorni dalla nascita. Il suo percorso è stato il trionfo della multidisciplinarietà: una cura che non guarda solo all'organo malato, ma alla relazione vitale tra la piccola e i suoi genitori.
Secondo il Dottor Marco Binotti, Direttore della TIN di Novara, queste storie non sono miracoli isolati, ma il risultato di un sistema scientifico meticoloso.
In Piemonte, circa l' 1% dei nati vivi viene alla luce prima della 28ª settimana. Per questi bambini, la distanza tra la nascita e un centro specializzato può fare la differenza tra la vita e la morte. Qui entra in gioco la forza della rete territoriale.
Il ruolo di Novara, secondo punto nascita della regione per volume di parti, circa 4.500 l'anno, è strategico. Fondamentale è l'azione dello STEN (Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale), che garantisce il trasferimento protetto dei piccoli pazienti da un'area vastissima: dalle pianure del Vercellese alle vette del Verbano-Cusio-Ossola, fino ai confini con la Svizzera.
I dati parlano chiaro: il Piemonte registra tassi di mortalità neonatale inferiori alla media europea.
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