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Curiosità d'arte

La Gioconda nuda esiste davvero? Il mistero di Monna Vanna che divide gli esperti

Stessa posa, stesso sorriso enigmatico della Monna Lisa, ma senza veli: l’opera conservata a Chantilly potrebbe essere stata realizzata da Leonardo da Vinci o dalla sua bottega su commissione dei Medici

La Gioconda nuda esiste davvero? Il mistero di Monna Vanna che divide gli esperti

La Gioconda di Leonardo da Vinci è senza dubbio l’immagine più celebre della storia dell’arte. Il suo sorriso sfuggente, lo sguardo diretto e l’aura di mistero continuano, a distanza di oltre cinque secoli, a generare interpretazioni, studi e teorie contrastanti. Eppure, accanto al dipinto custodito al Louvre, esiste un’opera meno nota, ma altrettanto affascinante che da anni accende il dibattito tra storici e critici: la Gioconda Nuda, conosciuta anche come Monna Vanna.

Si tratta di un disegno che colpisce immediatamente per la straordinaria somiglianza con la Monna Lisa. La figura femminile è rappresentata nella stessa posa iconica, con il busto ruotato, le mani incrociate e quel sorriso ambiguo che sembra alludere a un segreto mai rivelato. La differenza è evidente e audace: Monna Vanna è ritratta a seno scoperto, coperta solo da un drappo che scivola lungo il corpo.

L’opera, realizzata a carboncino su carta a doppia incollatura, è oggi conservata al Museo Condé di Chantilly, a nord di Parigi. Da tempo è oggetto di studi approfonditi, soprattutto per la qualità del tratto e per la raffinatezza del chiaroscuro, elementi che rimandano direttamente alla mano di Leonardo o, quantomeno, al suo ambiente più stretto.

Secondo una delle ipotesi più accreditate, sostenuta anche dal critico d’arte Jonathan Jones, la Monna Vanna potrebbe essere stata eseguita intorno al 1517 da Leonardo stesso, oppure da un suo allievo prediletto sotto la sua supervisione. La commissione sarebbe arrivata da Giuliano de’ Medici, figura centrale negli ultimi anni della vita dell’artista.

A rafforzare questa teoria esistono alcune testimonianze storiche significative. Quando il cardinale Luigi d’Aragona e il suo segretario Antonio de Beatis visitarono Leonardo, riferirono di aver visto tre opere: due di soggetto religioso e una raffigurante una donna fiorentina, realizzata su commissione di Giuliano de’ Medici. Tradizionalmente si è pensato che il riferimento fosse alla Gioconda, ma questa interpretazione presenta delle incongruenze. Il celebre ritratto, infatti, era stato commissionato da Francesco del Giocondo per la moglie Lisa Gherardini, non dai Medici.

Da qui nasce l’ipotesi alternativa: il dipinto menzionato potrebbe essere proprio la Monna Vanna, forse destinata a un uso privato. Alcuni studiosi ipotizzano addirittura che la donna raffigurata fosse una delle amanti di Giuliano de’ Medici, abbandonate dopo il suo matrimonio nel 1515. In questo contesto, la scelta di riprendere la posa della Gioconda assumerebbe il valore di una citazione consapevole, quasi un omaggio da parte di Leonardo alla sua creazione più celebre, reinterpretata in chiave più intima ed erotica.

Resta infine una domanda: perché esistono tante versioni di donne nude che ricordano la Gioconda? La risposta va cercata nella bottega leonardesca. Gli allievi del maestro erano soliti copiare e rielaborare i suoi modelli, esercitandosi su soggetti noti per avvicinarsi al suo stile inconfondibile. In questo senso, la Monna Vanna rappresenta non solo un enigma attributivo, ma anche una preziosa testimonianza dell’influenza esercitata da Leonardo sui suoi studenti.

Che sia opera del maestro o di un suo discepolo, la Gioconda Nuda rimane uno dei capitoli più intriganti del mito leonardesco: un’immagine sospesa tra arte, sensualità e mistero, capace ancora oggi di far discutere e affascinare.

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