Con la scomparsa di Valentino Garavani, avvenuta ieri, il mondo della moda perde uno dei suoi ultimi grandi imperatori. Stilista simbolo dell’eleganza italiana nel mondo, Valentino non è stato soltanto il fondatore di una delle maison più iconiche della storia, ma anche un raffinato cultore della bellezza in tutte le sue forme. Un’estetica che non si è mai fermata agli abiti, ma che ha trovato espressione anche nell’arte, negli interni e nei luoghi che ha scelto di abitare. Tra questi, il Castello di Wideville rappresenta, forse, la sintesi più compiuta della sua visione.
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Situato a Crespières, nella regione degli Yvelines, a pochi chilometri da Parigi, il Castello di Wideville è una residenza storica classificata monumento nazionale dal 1992. La sua storia affonda le radici nella Francia di fine Cinquecento, quando fu costruito dall’architetto Jacques Androuet du Cerceau per Benoît Milon, ministro delle finanze di Enrico III. Nel corso dei secoli, il castello ha subito trasformazioni che ne hanno arricchito il profilo architettonico: bastioni, fossati e terrazze evocano suggestioni medievali, mentre il Seicento ne definisce l’aspetto attuale.
Un momento chiave arriva nel 1630, quando la proprietà passa a Claude de Bullion, sovrintendente delle finanze sotto Luigi XIII. È a lui che si deve uno degli elementi più spettacolari del complesso: il nymphaeum, una grotta artificiale barocca progettata da Thomas Francine e decorata con sculture di artisti come Simon Vouet e Jacques Sarrazin, ancora oggi perfettamente conservata. I giardini vengono ripensati secondo il rigore formale del gusto francese, consolidando il legame tra architettura e paesaggio.
Dopo secoli di passaggi tra famiglie nobiliari e interventi di restauro, nel 1995 il castello entra a far parte dell’universo di Valentino. Lo stilista lo sceglie come residenza e luogo di incontro, trasformandolo in un’estensione naturale del proprio immaginario creativo. L’edificio, realizzato in stile Luigi XIII con il caratteristico contrasto tra mattoni rossi e pietra bianca, incarna un’idea di eleganza classica, fatta di equilibrio, simmetria e sobrietà monumentale.
Gli interni raccontano forse più di ogni altra cosa il gusto personale di Valentino. In collaborazione con l’interior decorator Henri Samuel, lo stilista dà vita a spazi dove la tradizione francese dialoga con suggestioni lontane: arredi ottocenteschi convivono con richiami alla Cina imperiale, carte da parati floreali e porcellane orientali si alternano a tessuti preziosi e dettagli dorati ispirati all’estetica della Shanghai degli anni Venti. Ogni ambiente appare come una scenografia studiata, pensata per essere abitata ma anche contemplata.
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Tra gli spazi più amati da Valentino c’era la winter garden, un ambiente luminoso e aperto sui giardini, dove natura e architettura si fondono in un equilibrio perfetto. Un luogo intimo, che rifletteva il suo modo di intendere il lusso: mai ostentato, ma costruito attraverso armonia, proporzione e cura assoluta del dettaglio.
Il parco che circonda Wideville è parte integrante di questa visione. Esteso per quasi 300 acri e ridisegnato da Wirtz International, il giardino alterna rigore geometrico e libertà naturalistica. Prati, siepi, alberi secolari e fontane si susseguono creando prospettive sempre diverse, punteggiate da elementi storici come la torre colombiera e il padiglione con grotta di conchiglie. Valentino amava percorrere questi viali, circondato da centinaia di varietà di rose, considerandoli un prolungamento della casa e, in fondo, della sua stessa arte.
Oggi, con la morte di Valentino, il Castello di Wideville resta come una delle testimonianze più intime della sua eredità culturale: non solo la dimora di uno stilista, ma un manifesto silenzioso della sua idea di bellezza, capace di attraversare moda, architettura e paesaggio e di continuare a parlare alle generazioni future.