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La ricorrenza
20 Marzo 2026 - 09:10
Esiste una coincidenza simbolica tra il risveglio della natura e la ricerca del benessere interiore. Il 20 marzo non segna solo l'inizio della primavera ma è anche la Giornata Internazionale della Felicità. Dal 2012, le Nazioni Unite utilizzano questa data per ricordare che essere felici non è un semplice desiderio individuale, ma uno "scopo fondamentale dell'umanità".
Tutto è partito ufficialmente il 28 giugno 2012, quando l’Assemblea Generale dell'ONU ha approvato una risoluzione specifica. Il documento stabilisce che la felicità deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche. Da quel momento, il messaggio è stato esteso a tutti: governi, ONG, società civile e singoli cittadini sono invitati a celebrare questa ricorrenza attraverso attività educative e di sensibilizzazione.
La scelta del 20 marzo ha una doppia valenza. Da un lato c'è la metafora dell'equinozio, il momento in cui luce e buio si equivalgono, suggerendo l'idea della felicità come equilibrio e rinascita. Dall'altro c'è la storia personale di chi ha proposto questa data: Jayme Illien.
Illien, ex consigliere ONU, ha una biografia particolare: orfano salvato dalle strade di Calcutta dalle suore di Madre Teresa, è stato poi adottato negli Stati Uniti. La sua esperienza, che va dalla vulnerabilità estrema ai vertici della governance mondiale, sottolinea come la felicità sia un traguardo che dipende da protezione, opportunità e diritti.
Le Nazioni Unite non si limitano a celebrare la felicità ma cercano di misurarla scientificamente. Ogni anno, il World Happiness Report stila una classifica basata su indicatori molto concreti: reddito pro capite, aspettativa di vita, livelli di istruzione, occupazione, ma anche tassi di corruzione e criminalità.
Secondo i dati del 2025, i paesi del Nord Europa continuano a dominare la scena con la Finlandia (al primo posto), la Danimarca e l'Islanda.
All'estremo opposto della classifica troviamo l'Afghanistan, a conferma di quanto la stabilità politica e la sicurezza siano pilastri imprescindibili per il benessere di una popolazione.
In questa mappa globale, l'Italia occupa il 40° posto, posizionandosi tra l'Estonia e Panama. È un risultato che riflette una situazione a due facce. Se da un lato godiamo di un'aspettativa di vita elevata e di un benessere diffuso, dall'altro siamo penalizzati dalla percezione della corruzione e da un senso di sfiducia generale. Per scalare la classifica servono interventi strutturali: trasparenza, investimenti su scuola e lavoro e una maggiore sicurezza quotidiana.
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