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Pasquetta in Piemonte, quando era “ël Lùnes ëd la Marenda”

Il lunedì dopo Pasqua tra tradizione religiosa e picnic nei prati: l’antico nome racconta un rito ancora vivo

Pasquetta in Piemonte, quando era “ël Lùnes ëd la Marenda”

In Piemonte la Pasquetta non è sempre stata chiamata così. Un tempo era conosciuta come “ël Lùnes ëd la Marenda”, ovvero il lunedì della merenda, un’espressione che racconta molto più di una semplice giornata festiva.

A Torino e nelle aree vicine, soprattutto nel secolo scorso, questa ricorrenza era legata a un rito semplice e collettivo: uscire di casa e mangiare all’aperto. Famiglie e gruppi di amici si ritrovavano sulle colline, nei boschi di Superga o lungo i corsi d’acqua come la Stura di Lanzo e il Sangone.

Il pranzo era essenziale ma immancabile: frittate, uova sode, insalate e prodotti semplici, consumati su tovaglie stese sull’erba o sulla ghiaia dei torrenti. Un momento conviviale che metteva al centro la condivisione più che la ritualità.

Dietro la tradizione popolare resta però anche il significato religioso. La Pasquetta, nel linguaggio liturgico, è il Lunedì dell’Angelo, legato al racconto evangelico dell’incontro tra l’angelo e le donne giunte al sepolcro di Gesù.

Secondo il Vangelo, tra cui quello di Marco, Maria di Magdala e le altre donne scoprirono la tomba vuota e ricevettero l’annuncio della resurrezione, dando origine al significato simbolico della giornata.

Pur non essendo una festività religiosa obbligatoria, il Lunedì di Pasqua è diventato nel tempo una ricorrenza civile, riconosciuta anche in Italia dopo il secondo dopoguerra.

Così, tra passato e presente, il Piemonte conserva ancora lo spirito di quel nome antico: una Pasquetta vissuta più all’aperto che in casa, fatta di natura, compagnia e tradizioni che resistono nel tempo.

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