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04 Aprile 2026 - 23:00
Il compositore Giovanni Allevi torna a parlare apertamente della sua esperienza con il mieloma multiplo, la malattia diagnosticata nel 2022, condividendo un racconto intenso e privo di filtri. Ospite a Verissimo, ha descritto senza retorica il dolore fisico e psicologico affrontato: vertebre fratturate, tremori alle mani, formicolii e una stanchezza improvvisa che arriva senza preavviso.
Non cerca compassione, ma verità. In quel periodo difficile, racconta, si è posto una domanda fondamentale: “Chi sono davvero?”. Non il dolore, né la malattia, ma qualcosa di più profondo e intoccabile. È proprio in questa dimensione interiore che oggi coltiva la sua speranza, pur consapevole dei rischi:
“So che il mostro può svegliarsi, ma finché dorme scelgo di vivere intensamente.”
Tra le esperienze più toccanti, Allevi ricorda un episodio all’Istituto dei Tumori di Milano. Durante un’attesa al CUP, qualcuno lo ha riconosciuto e, poco dopo, l’intera sala gli ha dedicato un lungo e spontaneo applauso. Un gesto che lo ha profondamente colpito:
“Avrei voluto dire che quell’applauso era per tutti noi che stiamo combattendo.”
Tra i tanti ricevuti nella sua carriera, questo resta uno dei più significativi.
La malattia ha cambiato radicalmente il suo rapporto con il futuro. I medici parlano di prospettive limitate, ma lui rifiuta di lasciarsi definire dalle statistiche:
“Non credo ai numeri. Vivo un presente più ampio, più intenso.”
Per Allevi, ogni giorno è diventato prezioso: l’alba rappresenta una promessa, mentre il tramonto è solo un arrivederci. Una consapevolezza che, ammette, non avrebbe mai raggiunto senza attraversare il buio.
Oggi il pianista è impegnato in un tour internazionale, iniziato a Buenos Aires. Nonostante le difficoltà fisiche, come il tremore alle dita, continua a esibirsi. A Stoccarda ha vissuto un momento critico: senza un letto per riposare, si è sdraiato su un tavolo prima del concerto. Quando è salito sul palco, il tremore era forte, ma non si è fermato.
Davanti all’entusiasmo del pubblico, ha compreso qualcosa di essenziale: non era lì per dimostrare tecnica o perfezione, ma per trasmettere un messaggio più profondo.
La sua musica è diventata un atto di celebrazione della vita.
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