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La polemica
09 Aprile 2026 - 17:10
Negli ultimi giorni, Kanye West — oggi legalmente Ye — è tornato ancora una volta al centro di una tempesta globale. Le polemiche legate ai suoi show tra il Regno Unito — dove avrebbe dovuto esibirsi al Wireless Festival di Londra prima che le autorità gli vietassero l’ingresso — e l’Italia hanno riacceso un dibattito che, in realtà, non si è mai spento davvero: perché oggi così tante persone vogliono cancellarlo, boicottarlo, impedirgli di esibirsi? La risposta più immediata — le sue dichiarazioni antisemite — è anche quella meno completa. Per capirlo bisogna seguire una traiettoria lunga anni, fatta di musica, dichiarazioni e trasformazioni pubbliche che raccontano molto più di una semplice controversia. Perché Ye non è sempre stato questo.
Nei primi anni 2000 era considerato uno degli artisti più innovativi della sua generazione. Dopo aver prodotto per artisti del calibro di Alicia Keys, ridefinisce il suono dell’hip-hop con una serie di album e singoli che diventano immediatamente iconici: “Through the Wire”, “Jesus Walks”, “Gold Digger”, “Stronger”, “Power”, “Runaway”. E come dimenticare il suo "Watch the Throne" con Jay Z. Brani che contribuiscono a una carriera da oltre 160 milioni di dischi venduti nel mondo. Per oltre un decennio questa ambiguità funziona: Ye è intoccabile, creativo, imprevedibile, spesso sopra le righe — come quando interrompe la premiazione di Taylor Swift agli MTV Awards del 2009 con la frase diventata iconica “I’mma let you finish, but Beyoncé had one of the best videos of all time” "Taylor ti lascio finire, ma Beyoncé ha fatto uno dei migliori video di sempre” o quando critica apertamente George W. Bush — ma sempre percepito come un genio fuori controllo, non come una figura ideologicamente pericolosa. Col tempo, però, qualcosa cambia.

Kanye interrompe la premiazione di Taylor Swift
Già nel 2013 emergono segnali che oggi suonano sinistri: “Black people don’t have the same connections as Jewish people” — “I neri non hanno gli stessi collegamenti degli ebrei”, dice in un’intervista, introducendo un’idea di potere e controllo che richiama stereotipi storici. Negli anni successivi il linguaggio si fa più ambiguo e poi più esplicito. Arriva a definire Adolf Hitler un “genio del marketing” e, secondo diverse ricostruzioni, valuta persino di usare il nome di Hitler per un suo album.
Parallelamente, aumentano le controversie. Nel 2016 Ye pubblica un post in cui difende Bill Cosby scrivendo su Twitter “BILL COSBY INNOCENT!!!!!” ("Bill Cosby è innocente"). Cosby, all’epoca, era accusato da decine di donne di violenze sessuali e sarebbe poi stato condannato (sentenza successivamente annullata per motivi procedurali). Nel 2018 arriva un’altra frattura: durante un’intervista a TMZ afferma che 400 anni di schiavitù “sounds like a choice” — “sembra una scelta”. La frase scatena una reazione enorme perché appare come una banalizzazione della storia della schiavitù negli Stati Uniti. Ye prova a chiarire, dicendo di riferirsi a una “schiavitù mentale”, ma il danno ormai è fatto.
Nel 2022, durante la Paris Fashion Week, indossa una maglietta con la scritta “White Lives Matter” ("le vite dei bianchi contano"), slogan utilizzato in opposizione al movimento Black Lives Matter. Anche qui, la provocazione diventa globale. Ma è solo l’inizio. Nell’ottobre dello stesso anno, su Twitter, pubblica uno dei messaggi più controversi della sua carriera: “I’m going death con 3 on JEWISH PEOPLE…” — “Sto passando al livello di allerta 3 contro le persone ebree”. Il riferimento al DEFCON (un livello di allerta militare negli USA) viene interpretato come una minaccia. Il post viene rimosso e il suo account sospeso (di nuovo).
Parallelamente emerge un altro elemento: la dipendenza dal protossido di azoto, il cosiddetto “gas esilarante”. Secondo diverse ricostruzioni, Ye ne avrebbe fatto un uso prolungato, con effetti potenzialmente gravi sul piano cognitivo e psicologico: confusione, paranoia, dissociazione.
Il momento più estremo arriva sempre nel 2022, quando appare nel programma di Alex Jones, noto sostenitore di varie teorie del complotto ed esponente dell’estrema destra americana. Durante l’intervista dichiara: “I like Hitler”, “I’m a Nazi”, e sostiene che ogni essere umano ha valore, “specialmente Hitler”. Nelle ore successive pubblica un’immagine con una svastica fusa con la Stella di David. La reazione è immediata: aziende, agenzie e partner prendono le distanze. Tra queste, Adidas interrompe la collaborazione Yeezy, una delle più redditizie nella storia della moda, accettando perdite economiche pur di dissociarsi.
Da quel momento, Ye costruisce una narrativa sempre più chiara: sostiene che l’industria musicale e i media siano controllati da élite ebraiche, accusa colleghi di essere manipolati e attacca apertamente figure chiave come Lucian Grainge, amministratore delegato della Universal Music Group e uno degli uomini più influenti della musica globale. In questa visione, i problemi della sua carriera — contratti, perdita di partnership, isolamento — diventano la prova di un sistema che lo avrebbe preso di mira.
Secondo organizzazioni come l’American Jewish Committee, queste affermazioni rientrano in schemi ben precisi dell’antisemitismo moderno: l’idea che gli ebrei controllino banche, media e industria, una teoria del complotto diffusa da decenni e spesso utilizzata per giustificare odio e discriminazione.
Tra il 2023 e il 2024, in contenuti diffusi online e in conversazioni rilanciate anche da Dj Akademiks, riemergono riferimenti e provocazioni legate a simbologie estremiste. In particolare, fanno discutere alcuni passaggi in cui Ye richiama l’estetica e l’immaginario del Ku Klux Klan, organizzazione suprematista bianca nata negli Stati Uniti nel XIX secolo, storicamente legata a violenze e discriminazioni razziali.

Dj Akademics e Kanye West
Ma nel 2025 scoppia la bomba. Ye porta questa narrativa dentro la musica. Il 26 marzo pubblica “WW3” (Terza Guerra Mondiale), e pochi mesi dopo “Heil Hitler”. In WW3 il linguaggio si fa ancora più esplicito e provocatorio: “they just don’t understand me” — “non mi capiscono”; “I’m that nigga that’s gon’ urinate on Grammys” — “sono quello che urina sui Grammy”, un’immagine che richiama il suo storico disprezzo per l’industria musicale; poi ancora “rocking swastikas / ’cause all my niggas nazi” — “indosso svastiche perché tutti i miei neri sono nazisti”; fino a “reading Mein Kampf two chapters before I go to sleep” — “leggo due capitoli del Mein Kampf prima di andare a dormire”. Frasi che amplificano ulteriormente le polemiche e spostano il discorso dalla provocazione artistica a un terreno molto più delicato.
Dentro “Heil Hitler” emergono anche elementi personali profondi, legati alla sua separazione da Kim Kardashian e alla battaglia per i figli. Nei versi canta: “Man these people took my kids from me” — “Questa gente mi ha portato via i miei figli”; “Then they froze my bank account” — “Poi hanno congelato il mio conto”; “With all of the money and fame I still can’t get my kids back” — “Con tutti questi soldi e fama non riesco a riavere i miei figli”; “With all of the money and fame I still don’t get to see my children” — “Non riesco nemmeno a vederli”. Qui la narrazione cambia livello: la rabbia personale — la perdita di controllo sulla famiglia, sulle finanze, sulla propria vita — si fonde con le sue teorie sull’industria. Il confine tra realtà, percezione e costruzione narrativa diventa sempre più sfumato. E poi arriva il ritornello: “Nigga, Heil Hitler”, accompagnato nel finale del brano da un estratto di un discorso del Führer.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso. A fronte di una condanna durissima da parte delle istituzioni e di gran parte dell’opinione pubblica, una fetta significativa del pubblico ha reagito con sorprendente leggerezza. Le canzoni, musicalmente efficaci e costruite per restare in testa, hanno circolato online quasi come prodotti pop qualsiasi, nonostante testi e immagini capaci di far accapponare la pelle. Sui social sono comparsi meme, parodie, riletture ironiche che hanno ulteriormente attenuato la gravità del contenuto. Perfino un brand asiatico ha utilizzato il brano in una cover per uno spot natalizio, poi rapidamente ritirato dopo le polemiche. Un cortocircuito evidente: contenuti estremi che, una volta entrati nel flusso della cultura digitale, vengono consumati, trasformati e in parte normalizzati.
All’inizio del 2026 arriva il primo tentativo di inversione. In un annuncio a pagamento sul Wall Street Journal, Ye scrive a “quelli a cui ho fatto del male”: “I am not a Nazi or an antisemite. I love Jewish people… I lost touch with reality”. "Non sono un nazi, io amo gli ebrei". Parla di disturbo bipolare, di un episodio maniacale, di comportamenti impulsivi e paranoici, collegandoli anche al trauma del suo famoso incidente in auto del 2002. Promette cambiamento, responsabilità, cura.
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