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Il caso

Condannato a 14 anni il gioielliere di Grinzane “Ho sparato e ucciso, ma volevo difendere mia figlia”

Il processo a Mario Roggero è terminato. "Non mi pento"

“Ho sparato e ucciso, ma volevo difendere mia figlia”

 


La maxi aula 6 oggi era piena. In tanti sono venuti a supporto di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, accusato di aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nella sua gioielleria nell’aprile 2021. Ieri, la sentenza. Una decisione che promette polemiche e che, forse, ne avrebbe prodotte comunque fosse finita.

La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha ridotto la condanna da 17 anni a 14 anni e 9 mesi, a parziale riforma della sentenza di primo grado del tribunale di Asti.

 

«Avessero avuto coraggio sì, non hanno avuto coraggio», ha detto Roggero commentando la sentenza. «La mia è stata legittima difesa. Se non avessero alzato l’arma non avrei sparato». Il gioielliere, 72 anni, non mostra alcun pentimento. «Il dispiacere certamente c’è, però le vere vittime siamo state noi. Nessuno dei loro familiari ha detto “scusate per cosa è successo, per avere un figlio degenere”. La nostra vita in questi anni è cambiata, c’è grande tensione emotiva: prima di venire qui una delle mie figlie ha pianto fino alle tre di notte». Roggero ha parlato a lungo in aula, leggendo un discorso di 16 pagine durato circa 27 minuti, accanto al suo difensore Stefano Marcolini. Ha ricostruito i furti e le rapine subite negli anni precedenti: «Abbiamo subito cinque furti con spaccate, immaginate la nostra disperazione ogni volta che ci trovavamo a riparare i danni causati». Ha ricordato in particolare la rapina del maggio 2015: «Io sono stato letteralmente massacrato di botte, mi hanno dato numerosi colpi alla testa col calcio della pistola, rompendomi il naso. I rapinatori hanno fatto inginocchiare mia figlia, puntandole la pistola alla testa. Mi hanno portato via 270mila euro di merce. Da allora la nostra vita non è stata più la stessa, viviamo in uno stato di paura costante. Ogni rumore, ogni ombra, ogni sconosciuto ci spaventa ancora». Riguardo alla rapina del 28 aprile 2021, Roggero ha sottolineato: «Gravissime inesattezze sono state dette e scritte nei miei confronti e hanno determinato la mia condanna in primo grado, a 17 anni di carcere, praticamente l’ergastolo per una persona di 72 anni, solo per aver difeso la mia famiglia e me stesso».Ha raccontato nei dettagli gli attimi concitati della rapina: «I primi due dei tre rapinatori, Spinelli e Mazzarino, ciascuno con gravi precedenti penali, entrano in gioielleria. Spinelli punta subito la pistola, Mazzarino trascina mia moglie nel pre-ingresso. Dovevo difendere la mia famiglia».
Roggero ha spiegato che Mazzarino urlava «Ti sparo, ti ammazzo» mentre Spinelli gli puntava la pistola in fronte, facendo il conto alla rovescia. «Mi sono ricordato della pistola che tenevo nel cassetto sotto la cassa da sei anni, dopo la precedente rapina. Erano attimi concitati, temevo per mia moglie. Durante momenti di profondo terrore il cervello può anche non registrare». Sui colpi esplosi ha aggiunto: «Arrivato vicino all’auto ho sparato un colpo sulla portiera per spaventarli, temendo che dentro ci fosse mia moglie. Mai avrei sparato ad altezza d’uomo. Spinelli mi punta in faccia, ero terrorizzato, ho sparato per salvarmi la vita, senza alcuna intenzione di uccidere, solo per non essere ucciso».
Ha ribadito: «Se lui non puntava la pistola, io non sparavo. Volevo salvare mia moglie, ho solo voluto proteggere la mia famiglia». Ha poi raccontato della notte in cui la figlia lo chiamò in lacrime perché il fidanzato l’aveva aggredita: «Sentire minimizzare questa vicenda ci ferisce, in un’epoca in cui si parla spesso di violenza sulle donne».
Roggero ha anche parlato dell’affetto dei sostenitori presenti in aula, invitati da lui stesso con un post sui social: «L’affetto in cui speravo è arrivato. Ho visto ex compagni di scuola che non mi aspettavo, tanti lavoratori che hanno perso un giorno di lavoro. Mi ha fatto piacere».


Tra le manifestazioni di solidarietà è emerso anche un messaggio personale di Matteo Salvini. Roggero ha ricordato le sue origini: «Sono nato a La Morra, in una famiglia molto modesta di agricoltori e operai, gente che sudava il salario senza cercare scorciatoie. Io e mia moglie non siamo nati gioiellieri, lo siamo diventati con fatica e sudore». Alle spalle dei giudici campeggiava la scritta della Costituzione: «La legge è uguale per tutti».

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