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Curiosità
17 Gennaio 2026 - 21:23
Non è una di quelle ricorrenze che fanno rumore. Eppure oggi si celebra la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, passata – come spesso accade – quasi sotto silenzio. Una data che, soprattutto in Piemonte, meriterebbe ben altra attenzione.
Secondo un’indagine commissionata dall’UNESCO, il piemontese è ancora oggi uno dei dialetti italiani più diffusi e parlati, non solo nella regione ma anche fuori dai confini nazionali. Un primato che affonda le radici nella storia dell’emigrazione piemontese: migliaia di persone partite nel secolo scorso in cerca di lavoro e fortuna hanno portato con sé lingua, usi e memoria.
Paradossalmente, proprio chi ha lasciato il Piemonte ha spesso custodito il dialetto con maggiore cura. Lontani dalle colline e dalle montagne di casa, gli emigrati hanno trovato nel piemontese un collante identitario, un modo per restare comunità e trasmettere ai figli un’eredità culturale sentita come preziosa.
Altro che lingua moribonda. A rafforzare il quadro arrivano anche i dati ISTAT: in Italia solo il 45% della popolazione utilizza esclusivamente l’italiano, mentre il 32,2% alterna italiano e dialetto. C’è poi un 14% che parla soltanto il dialetto. Numeri che raccontano un Paese ancora profondamente plurilingue.
In questo contesto, il piemontese si conferma non solo come lingua del passato, ma come strumento vivo di identità e appartenenza, capace di attraversare generazioni e continenti. E forse proprio oggi, nella Giornata del Dialetto, vale la pena ricordarlo: non tutto ciò che è antico è destinato a scomparire. A volte, resiste più di quanto immaginiamo.
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