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Infrastrutture & Politica
19 Gennaio 2026 - 18:30
La Torino-Lione torna sotto i riflettori europei. Secondo l’ultima analisi della Corte dei conti Ue, i costi di costruzione della linea ad alta velocità sono lievitati del 127% rispetto alle stime iniziali e del 23% in più rispetto all’ultima verifica del 2020. Il calendario si allunga: l’apertura è ora indicata per il 2033, tre anni oltre le previsioni di quattro anni fa e ben 18 anni dopo la data originaria. E non solo per colpa della burocrazia italica, ma anche - e in gran parte - per la feroce opposizione politica e la violenza antagonista.
Da Telt, la società impegnata nella realizzazione, si precisa però che il calcolo si basa sul progetto originario degli anni '90 (che non teneva conto della doppia canna): il progetto definitivo, del 2015, aveva un costo di "8,6 miliardi di euro. Nel 2024, dopo l’aggiudicazione di tutti i lavori civili e la fine dell’emergenza Covid, Telt ha aggiornato il costo a vita intera in 11,1 miliardi di euro (valuta 2012) con messa in esercizio nel 2033".
I ritardi sulla tabella di marcia
Sulle tempistiche, il quadro non è più rassicurante: per i cinque megaprogetti con dati completi, il ritardo medio di completamento è salito a 17 anni (erano 11 nel 2020). Per i revisori, la rete centrale Ten-T non potrà essere completata entro il 2030. La Torino-Lione, nodo strategico dell’asse ovest, scivola al 2033.
Il nodo dei controlli di Bruxelles
La bacchettata per la Torino-Lione e le altre opere arriva decisa all'Europa stessa. Perché, pur a fronte di extra-costi e slittamenti, nel rapporto si sottolinea che la Commissione europea non ha fatto ricorso agli strumenti giuridici a disposizione per chiedere chiarimenti formali alle capitali. Un segnale che riapre il dibattito sulla governance dei cantieri e sugli strumenti di vigilanza.
Il caso Val di Susa
La tratta tra Torino e Lione è parte della dorsale Ten-T pensata per integrare mercati e mobilità sostenibile. Ogni ritardo incide su costi, benefici attesi e credibilità della pianificazione. E l'Italia deve buona parte del ritardo alla feroce opposizione, anche politica, all'opera: le altre opere - ma se è per questo anche la parte francese della Torino-Lione - non sono costantemente sorvegliate da polizia o esercito (con costi immaginabili), così come non vengono prese d'assalto con regolarità (altri costi). Né si è dovuto nel tempo cambiare il progetto originario per venire incontro alle opposizioni (e anche alle nuove normative). L'immobilismo di certa politica accomodante, poi, ha fatto il resto. E ancora dobbiamo vedere cosa accadrà da qui al 2033...
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