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Infrastrutture & Politica

Torino-Lione, la stangata dei costi: +127%. Colpa (anche) di No Tav e politica

La bacchettata della Corte dei conti Ue e il nodo dei ritardi fino a 18 anni per il cantiere in Val di Susa

chiomonte

Il timore è che l’inquinamento sia stato causato dallo scavo con la “talpa” a Chiomonte

La Torino-Lione torna sotto i riflettori europei. Secondo l’ultima analisi della Corte dei conti Ue, i costi di costruzione della linea ad alta velocità sono lievitati del 127% rispetto alle stime iniziali e del 23% in più rispetto all’ultima verifica del 2020. Il calendario si allunga: l’apertura è ora indicata per il 2033, tre anni oltre le previsioni di quattro anni fa e ben 18 anni dopo la data originaria. E non solo per colpa della burocrazia italica, ma anche - e in gran parte - per la feroce opposizione politica e la violenza antagonista.


Cosa dice il rapporto
I revisori del Lussemburgo hanno passato al setaccio otto megaprogetti della rete infrastrutturale europea Ten-T, ciascuno con valore superiore al miliardo di euro: oltre alla Torino-Lione, il tunnel del Brennero, la Rail Baltica, il canale Senna–Nord Europa, la linea Y basca, il collegamento fisso Fehmarn Belt, l’autostrada A1 in Romania e la linea ferroviaria E59 in Polonia. L’obiettivo: fotografare l’andamento di costi e tempi rispetto alle pianificazioni.

I numeri della lievitazione
Nel complesso, l’aumento dei costi stimato dalla Corte è passato dal +47% del 2020 all’odierno +82%. Gli scostamenti più marcati riguardano Rail Baltica e Torino-Lione, entrambe con un +23% negli ultimi sei anni. Che per la linea che sta attraversando la Val di Susa significa, appunto, un +127 nel corso di tutti questi anni in cui si è parlato di Tav. Finora i progetti hanno ricevuto 15,3 miliardi di euro dall’Ue, di cui 7,9 miliardi stanziati dal 2020.

I ritardi sulla tabella di marcia
Sulle tempistiche, il quadro non è più rassicurante: per i cinque megaprogetti con dati completi, il ritardo medio di completamento è salito a 17 anni (erano 11 nel 2020). Per i revisori, la rete centrale Ten-T non potrà essere completata entro il 2030. La Torino-Lione, nodo strategico dell’asse ovest, scivola al 2033.

Il nodo dei controlli di Bruxelles
La bacchettata per la Torino-Lione e le altre opere arriva decisa all'Europa stessa. Perché, pur a fronte di extra-costi e slittamenti, nel rapporto si sottolinea che la Commissione europea non ha fatto ricorso agli strumenti giuridici a disposizione per chiedere chiarimenti formali alle capitali. Un segnale che riapre il dibattito sulla governance dei cantieri e sugli strumenti di vigilanza.

Il caso Val di Susa
La tratta tra Torino e Lione è parte della dorsale Ten-T pensata per integrare mercati e mobilità sostenibile. Ogni ritardo incide su costi, benefici attesi e credibilità della pianificazione. E l'Italia deve buona parte del ritardo alla feroce opposizione, anche politica, all'opera: le altre opere - ma se è per questo anche la parte francese della Torino-Lione - non sono costantemente sorvegliate da polizia o esercito (con costi immaginabili), così come non vengono prese d'assalto con regolarità (altri costi). Né si è dovuto nel tempo cambiare il progetto originario per venire incontro alle opposizioni (e anche alle nuove normative). L'immobilismo di certa politica accomodante, poi, ha fatto il resto. E ancora dobbiamo vedere cosa accadrà da qui al 2033...

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