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Leggende piemontesi
23 Gennaio 2026 - 22:00
Secondo la tradizione popolare piemontese, gli ultimi tre giorni di gennaio — il 29, 30 e 31 — rappresentano il picco del freddo invernale. Questi giorni sono conosciuti come i giorni della Merla, o in dialetto locale “ij di dla merla”. Quest’anno la curiosità è capire se seguiranno la loro fama di giornate gelide o se, come spesso accade negli ultimi tempi, si piegheranno alla tendenza verso inverni sempre più miti e estati torride.
Secondo la saggezza popolare, se i giorni della Merla saranno freddi, la primavera sarà piacevole e rigogliosa; se invece saranno morti, la bella stagione potrebbe tardare ad arrivare.
L’origine del nome rimane un mistero avvolto nella leggenda. Come spesso accade per tradizioni antiche, il folklore ha creato racconti che cercano di dare una spiegazione.
Le storie più comuni parlano di merli e merle, uccelli costretti a rifugiarsi nei camini per proteggersi dal freddo. La fuliggine, accumulandosi sulle loro piume, avrebbe così cambiato il loro colore scurendolo, dando origine al nome.
Un racconto meno conosciuto, ma affascinante, riguarda un enorme cannone soprannominato “la Merla”. Durante un rigido gennaio, alcuni soldati piemontesi dovevano trasportare l’artiglieria sull’altra sponda del Po, ma il fiume in piena rendeva impossibile l’uso di un ponte di barche.
Solo il gelo intenso degli ultimi tre giorni del mese permise loro di trascinare il pesante cannone sul fiume ghiacciato. Per ricordare quell’impresa straordinaria, quelle giornate vennero denominate “giorni della Merla”.
Nonostante i cambiamenti climatici, i giorni della Merla continuano a rappresentare un simbolo di resilienza della natura e un piccolo richiamo alla tradizione. Una speranza che, anche in un mondo sempre più caldo, il freddo tipico di fine gennaio possa ancora manifestarsi, almeno per qualche giorno.
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