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Politica
24 Marzo 2026 - 14:10
Aula semivuota, nervi tesi e un calendario che si fa spartiacque, con l'onda lunga dell'esito del referendum che agita la politica piemontese. A Torino, il caso politico che intreccia i nomi di Elena Chiorino e Andrea Delmastro approda ufficialmente in Consiglio regionale del Piemonte martedì 31 marzo, quando il governatore Alberto Cirio riferirà in aula. Nel frattempo, la vicepresidente non si è presentata ai lavori odierni: un’assenza che ha acceso le polveri della polemica e spinto le opposizioni a chiedere le sue dimissioni e il ritiro delle deleghe. Che cosa rischia ora la maggioranza? E quali chiarimenti arriveranno davvero tra una settimana?
Vittoria Nallo (Stati Uniti d’Europa) ribadisce la necessità di un’informativa pubblica sul caso. Sarah Disabato (M5S) va al punto: “Chiorino deve dimettersi e se non lo fa deve pensarci Cirio a toglierle le deleghe”. Per Alice Ravinale (Avs) “non può essere la commissione Legalità l’unica sede in cui fare la discussione”, rilanciando la richiesta di dimissioni. Gianna Pentenero (Pd) chiede che “il presidente venga a riferire” perché “riteniamo che il fatto politico sia gravissimo”. E, a lavori avviati, Domenico Ravetti sintetizza il clima: “Oggi vincono le opposizioni”.
Al centro della contesa c’è la passata partecipazione di Elena Chiorino alla srl riconducibile alla figlia di Mauro Caroccia, condannato per reati di mafia nell’ambito di un’indagine sul clan camorristico dei Senese. La società gestisce un ristorante a Roma, la Bisteccheria d’Italia, in via Tuscolana. Sullo sfondo, anche il nome del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, finito nel mirino delle opposizioni per gli stessi legami societari richiamati nel dibattito politico. Legami societari, peraltro, subito interrotti nel momento in cui gli interessati hanno saputo dei guai giudiziari di Caroccia. Ben prima dello svelamento giornalistico (nei giorni di vigilia del referendum, peraltro).
Dal fronte della maggioranza filtra la volontà di riportare la discussione in aula, davanti a tutti. Delmastro, in una giornata di accuse e rivendicazioni raccontata dalle cronache, ha liquidato l’offensiva come tossica, parlando di “il Pd avvelena i pozzi”. In questa cornice, il ruolo di Alberto Cirio si fa decisivo: la richiesta formale di revocare le deleghe alla sua vice verrà messa nero su bianco nella mozione annunciata per il 31 marzo. Sarà il governatore - che di Chiorino ha detto "persona per bene che è stata poco accorta" -, davanti al Consiglio, a scandire il perimetro dei fatti e delle responsabilità politiche.
Il processo mediatico intentato in questi giorni contro la vicepresidente Chiorino e il consigliere Zappalà è vergognoso - il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti - ma tipico di un certo modo di fare opposizione, sempre pronta alla gogna pubblica e a screditare l'avversario politico, anche quando, come in questo caso, i fatti sono totalmente inconsistenti. Siamo pronti al confronto, ma non accettiamo il ‘tribunale del popolo’ allestito dalla minoranza, che ha già formulato la sua sentenza di condanna. Abbiamo comunque dichiarato la nostra piena disponibilità a discutere della vicenda in Consiglio regionale nella seduta della prossima settimana, quando, nella massima trasparenza il presidente Cirio e la sua vice Chiorino forniranno i chiarimenti richiesti dall’opposizione.
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