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25 Marzo 2026 - 14:19
Askatasuna, il presidio degli agenti costa caro ai torinesi: 2,8 milioni di euro. «Ora basta, abbattete l'ex centro sociale»
Mantenere l'ordine e la sicurezza nei pressi dell'ex centro sociale Askatasuna dopo lo sgombero sta costando molto caro ai contribuenti: al momento, infatti, il conto stimato è di 2,8 milioni di euro. Senza considerare, naturalmente, i costi sostenuti per il servizio d'ordine durante le manifestazioni seguite allo sgombero e i danni provocati ad automobilisti, residenti e commercianti negli scontri del 31 gennaio.
A elencare «i numeri dello spreco» è il sindacato del Siap: «Si tratta di 11.640 giornate/uomo impiegate dal 18 dicembre ad oggi - spiega il segretario generale provinciale, Pietro Di Lorenzo - , 120 agenti sottratti quotidianamente al controllo del territorio, 2.386.200 di euro di costo stimato per la sola presenza del personale in loco, senza considerare i costi di logistica (carburante per i mezzi, pasti, straordinari notturni o festivi, pernottamento del personale aggregato), che potrebbero far lievitare la cifra oltre i 2,8 milioni di euro». Numeri che certificano «un fallimento gestionale amministrativo» e per questo «se il Comune non è in grado di avviare i lavori di riqualificazione celermente, chiediamo un intervento risolutivo: l'immediata confisca dell'immobile da parte del Demanio per motivi di ordine pubblico e l'abbattimento controllato della struttura. Se corso Regina 47 deve restare un guscio vuoto che richiede un esercito per essere difeso allora quell’edificio va abbattuto, meglio un'area verde o uno spazio aperto che un simbolo di illegalità che continua a drenare risorse pubbliche». Parole dure che arrivano anche in difesa degli agenti che preferirebbero essere impiegati per garantire la sicurezza di tutte le strade torinesi e non solo quella di corso Regina Margherita: «La Polizia di Stato non è un servizio di portierato per immobili contesi, la politica decida e lo faccia ora. Non possiamo più accettare in silenzio che la sicurezza della città venga sacrificata sull’altare dell’indecisione burocratica».
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