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Lo scandalo che scuote Pinerolo

Don Paolo, il prete-broker fra gli hotel in Riviera, gli 800.000 euro alla perpetua e le Iene

Il sacerdote a processo per circonvenzione di incapace: la Procura chiede 4 anni per aver raggirato una donna e una famiglia con figlio disabile

Fiducia incrinata? Le accuse a don Paolo Bianciotto scuotono Pinerolo

Cosa accade quando il confine tra carità e potere si fa sottile come carta velina? Come si distingue la vicinanza ai bisognosi dalla dipendenza/assoggettazione? Nel cuore di Pinerolo, attorno alla parrocchia di Madonna di Fatima, si consuma da tempo una vicenda che interroga la fiducia, la vulnerabilità e il ruolo pubblico della Chiesa. Una storia raccontata da noi, ma anche dalle televisioni e perfino in un servizio delle Iene.

Al centro c’è don Paolo Bianciotto, 82 anni, ex parroco ed ex vicario del vescovo, per il quale il pubblico ministero Francesco Pelosi ha chiesto quattro anni di carcere e 2.500 euro di multa con l’accusa di circonvenzione d’incapace. In gioco ci sono quasi 185mila euro, denaro che – secondo l’accusa – una signora sola, una coppia di fedeli e il loro figlio disabile avrebbero versato in buona fede, tra il 2018 e il 2021.

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Le accuse della Procura
Secondo la ricostruzione del pm Pelosi e della Guardia di Finanza di Pinerolo, le presunte vittime sarebbero persone con deficit cognitivi o patologie psichiatriche. Il sacerdote, sostengono gli inquirenti, le avrebbe indotte a: disporre una lunga serie di bonifici a suo favore, delegargli la gestione dei rapporti finanziari, consegnargli bancomat e credenziali di accesso . Le telefonate intercettate delineerebbero il “contesto relazionale” in cui avvenivano i passaggi di denaro. Il parroco, riferisce il pm, chiedeva soldi a più persone sostenendo che servissero per lavori in chiesa, opere di bene, aiuto ai poveri. Una figura di riferimento nel paese, capace – questa l’ipotesi degli inquirenti – di esercitare un’influenza tale da generare una dipendenza totale in almeno una delle parti offese.


Le intercettazioni
Nel fascicolo compaiono anche intercettazioni in cui il sacerdote insulta i finanzieri che indagavano su di lui: «Sono dei bastardi», «pisciagli addosso» - parlando con chi gli riferiva di interrogatori da parte dei militi -, «non hanno tempo da perdere i bastardi, porco schifo». Per la Procura, le richieste di informazioni sui militari configurerebbero un tentativo di “dossieraggio”. Colpisce, nella narrazione accusatoria, la descrizione della fragilità di alcune persone coinvolte. Una delle parti offese, racconta Pelosi, era in uno “stato di totale assoggettamento”: chiedeva al parroco consigli su tutto, da «Cosa mangio per cena?» a «Metto gli scarponcini da neve?», fino alle commissioni quotidiane. Un’altra presunta vittima lo contattava per esigenze minime – l’acquisto di biancheria intima, i prelievi in banca – e, sentita dai finanzieri, si sarebbe presentata accompagnata dalla collaboratrice del sacerdote. Alla fine dell’incontro, la telefonata: «Per adesso non ci hanno arrestati».

La linea della difesa
Gli avvocati di don Bianciotto respingono ogni addebito. Richiamano le parole pronunciate dal loro assistito in udienza: «Non ho mai commesso alcun tipo di reato, ho solo sempre cercato di aiutare i bisognosi. Oggi, pur avendo avuto in passato anche grandi disponibilità economiche, non possiedo più nulla: ho solo la mia pensione, decurtata di un quinto». Gli avvocati aggiungono: «Un uomo di chiesa non può essere messo sullo stesso piano di un criminale comune. Don Bianciotto è una persona di fede che si è spogliata di tutto, chiediamo di assolverlo con una formula di giustizia».

Gli alberghi in Liguria e i regali alla perpetua
Inizialmente, la Procura aveva chiesto il processo anche per appropriazione indebita i fondi - per mezzo milione di euro - sottratti alle casse della parrocchia e ai conti correnti della Nuova scuola Mauriziana, di cui Bianciotto era legale rappresentante. Reato, però, perseguibile solo a querela di parte, ma il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, ha preferito non farlo pensando che «non avrebbe mai potuto risarcire la Diocesi». In compenso lo aveva sospeso e mandato per due anni in "ritiro" in un monastero a Biella. 

Oggi l'anziano sacerdote è tornato a Pinerolo e celebra messa solo "privatamente", in comunità di base. E vive modestamente, anche se le cronache raccontano di un suo "spirito da broker" nel passato, con affari nel turismo. A Bordighera il prete possedeva un albergo assieme a don Giuseppe Alluvione, ma l'investimento è andato male e i due hanno venduto tutto, per 800mila euro. Soldi con cui don Bianciotto avrebbe finanziato la Casa Alpina a Pragelato. Ma anche la stessa cifra dei versamenti e regali a una donna - nelle carte normalmente indicata come la perpetua -, 800mila euro con cui la donna avrebbe a sua volta investito nel turismo in riviera. Una relazione fra loro? Per il prelato - sospeso - «solo voci di malelingue»


Domande che restano
Siamo davanti a un tradimento della fiducia o a fraintendimenti nella gestione della carità? In qualunque direzione andrà la decisione dei giudici, il caso di Pinerolo interroga il rapporto tra ruolo pastorale e gestione del denaro, tra autorità spirituale e autodeterminazione dei più fragili. È un equilibrio delicato: basta poco perché un gesto di aiuto diventi, agli occhi della legge, condizionamento. E basta un dubbio, per incrinare la fiducia su cui si regge una comunità. E l'intera istituzione della Chiesa.

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