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02 Aprile 2026 - 20:40
I carabinieri al Cpr di corso Brunelleschi
Un centro per il rimpatrio che non rimpatria. E quindi non funziona. È il Cpr di corso Brunelleschi, dove il 90% dei detenuti torna in libertà e del restante 10% poco più della metà (circa il 60%) viene rimpatriato. Nella mattinata di oggi si è tenuta una visita ispettiva da parte delle consigliere regionali Pd Nadia Conticelli e Laura Pompeo. Una struttura - istituita con una legge del centrosinistra, la Turco-Napolitano - che è una vera e propria polveriera visto che i tentati suicidi e i gesti di autolesionismo sono in aumento. Così come gli incendi, che da inizio anno sono ben 19. Un luogo, il Cpr di Pozzo Strada, dove il personale è doppio rispetto al numero dei ristretti: in corso Brunelleschi lavorano infatti 82 persone (12 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, 20 militari dell’esercito che però sono fuori lungo il perimetro, e 50 persone dell’ente gestore) mentre le persone detenute all’interno sono 47, dunque poco più della metà.
Il problema principale, però, è rappresentato dai rimpatri. Lo scorso anno sono stati 86 in tutto ma il guaio è che il 90% dei detenuti non fa ritorno in patria. Proprio oggi era previsto il rimpatrio di un egiziano che è effettivamente uscito da corso Brunelleschi, ma poco dopo è stato riportato nella struttura. «Come consiglio regionale - ha affermato Nadia Conticelli - continueremo a denunciare il fatto che un posto come questo non ha ragione di esistere, perché è terra di nessuno dove si susseguono i gesti anti-conservativi e non si fanno attività». Proprio a causa dell’aumento dei gesti anti-conservativi, il personale ha adottato delle misure “anti-suicidio”: ai detenuti viene ad esempio data un’esigua quantità di shampoo per lavarsi (visto che l’altro ieri un ristretto ha bevuto un bicchiere di shampoo ed è finito all’ospedale), mentre gli accendini sono sulla parete visto che ne sono stati ingoiati già una ventina. Così come una ventina, da inizio anno, sono gli incendi. Spesso a prendere fuoco sono i materassi e le coperte, come successo nel fabbricato giallo, dove ci sono alcune stanze inagibili. Fabbricato giallo che, tra l’altro, è l’unico attivo insieme a quello blu, mentre sono chiusi i blocchi di colore bianco, rosso e verde. Dei 47 detenuti, il più giovane ha 19 anni, il più anziano 57 e, addirittura, nella struttura è venuto alla luce persino un bimbo. «Quello del Cpr è un sistema alienante e disumano, che va contro ogni tipo di democrazia. Mancano carta igienica, detersivi e sapone e un ragazzo dorme da giorni in mensa, su un materasso», denuncia Laura Pompeo. Alla visita avrebbe dovuto prendere parte anche la presidente della Circoscrizione 3, Francesca Troise. Ma c’è stato un fuoriprogramma: la presidente è rimasta fuori. Motivo? Autorizzazioni arrivate tardi.
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