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La Panda rinasce elettrica: a Torino l’auto sostenibile è quella che già esiste

Con Panda NE, l’industria piemontese punta sulla riqualificazione del parco auto: meno produzione, più economia circolare

La Panda rinasce elettrica: a Torino l’auto sostenibile è quella che già esiste

La Panda NE

Non sempre l’innovazione nasce da ciò che è nuovo. A volte prende forma da ciò che esiste già, viene ripensato, migliorato e rimesso in strada con una nuova identità. È con questa filosofia che nasce Panda NE, il progetto sviluppato a Torino da Nova Energia insieme a ElectroFit Systems - spin-off del Politecnico - e a una rete di partner tecnologici di tutto il territorio piemontese. L’idea è semplice: invece di produrre nuove vetture, con il relativo consumo di materie prime ed energia, si ripristinano quelle esistenti. La storica utilitaria viene convertita alla trazione elettrica attraverso un sistema di retrofit industrializzato, dando vita a una city car sostenibile e accessibile.

Panda NE rappresenta un cambio di paradigma nella transizione energetica perché non si limita a introdurre nuovi modelli di auto elettrica su strada, ma fa una vera e propria riqualifica del parco circolante. Il progetto segna anche un passaggio importante, portando il retrofit fuori dalla dimensione artigianale per diventare una soluzione industriale replicabile, grazie a una rete di officine qualificate e a un sistema modulare di conversione. «Se inventiamo qualcosa ma non la portiamo sul mercato, non è vera innovazione», spiega il responsabile del progetto Stefano Carabelli. «Nel nostro piccolo cerchiamo di fare esattamente questo: progettare, prototipare, ma soprattutto realizzare prodotti concreti. Panda NE è un veicolo finito, omologato e pronto per la strada».

La Panda elettrica mantiene lo stile e l’architettura del modello originale, sostituendo il motore termico con un sistema elettrico progettato per l’uso urbano. Le prestazioni sono in linea con il tipo di vettura: oltre 110 km di autonomia, velocità massima di 90 km/h e ricarica domestica completa in circa quattro ore e mezza. Il veicolo, pur nella sua semplicità, integra soluzioni avanzate, come la frenata rigenerativa modulabile o la guida “one pedal”, fino a un’architettura software-defined che permette aggiornamenti e personalizzazioni. «Oggi si parla molto di veicoli software-defined», sottolinea Carabelli. «Significa rendere l’auto configurabile e adattabile all’utente. Noi lo facciamo attraverso modelli dinamici, test su banco e sistemi di simulazione avanzati». Tra gli optional anche pannelli solari integrati, capaci di fornire fino a 15 km di autonomia giornaliera aggiuntiva, e sistemi telematici per la gestione e la condivisione del veicolo.

Uno degli elementi chiave del progetto è il costo. Con un prezzo che parte da 15mila euro per un veicolo completo, Panda NE si propone come alternativa concreta alle auto elettriche di nuova produzione, spesso fuori portata per molte famiglie. «Abbiamo famiglie che fanno fatica a sostenere i costi energetici, figuriamoci quelli di un’auto nuova», ha commentato l’assessora alla Mobilità di Torino Chiara Foglietta durante la presentazione. «Questo progetto dimostra che la transizione ecologica può essere anche economicamente sostenibile, oltre che ambientalmente».

Il progetto nasce e si sviluppa interamente sul territorio piemontese, coinvolgendo competenze industriali e artigianali locali, riuscendo ancora a generare innovazione. «Non tutto ciò che appartiene al passato deve essere accantonato», ha aggiunto Foglietta. «Possiamo recuperare e trasformare ciò che abbiamo, dando nuova vita a oggetti che fanno parte della nostra storia. Panda NE è un esempio concreto di economia circolare applicata».

Presentata nel 1980 e progettata per essere semplice, robusta e accessibile, la Panda è diventata molto più di un’auto: un simbolo della quotidianità italiana. Oggi, con Panda NE, quello stesso spirito torna su strada in versione elettrica. Il progetto guarda già oltre: l’obiettivo è estendere il modello ad altre piattaforme e ampliare la rete di officine, creando un sistema capace di riqualificare migliaia di veicoli ancora in circolazione. «Se riuscissimo anche solo a recuperare una piccola percentuale delle Panda ancora esistenti», conclude Carabelli, «potremmo dare un contributo reale all’economia circolare e dimostrare che un altro modo di fare mobilità è possibile».

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