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31 agosto 1935

Aleksej Stakhanov e il giorno
”del minatore del carbone”

Quando furono estratte ben 102 tonnellate in 5 ore e 42 minuti

Aleksej Stakhanov e il giorno”del minatore del carbone”

Aleksej Stakhanov e il giorno ”del minatore del carbone”

Lo chiamavano il “giorno del minatore del carbone”, perché il 31 agosto 1935 Aleksej Stakhanov ne estrasse da una miniera del Rialto Centrale Russo ben 102 tonnellate in 5 ore e 42 minuti. Festa grande, in miniera. Brindisi a champagne. Ah, no, in Unione Sovietica lo champagne non c’era. Brindisi ad acqua minerale. Ma, in fondo, cosa ci sarà stato poi da festeggiare? Un tizio che aveva ideato un nuovo metodo per estrarre il carbone.

Per estrarne di più. Per saccheggiare il ventre della Terra ancora e ancora, al fine di soddisfare i desiderata di un altro tizio, di nome Stalin, che con un team di burocrati aveva stabilito che l’Unione Sovietica avrebbe dovuto produrre un certo quantitativo di carbone in cinque anni. Lo chiamavano piano quinquennale (per la precisione, era il secondo piano) ed era più o meno il progetto, l’orizzonte cui era tesa l’intera Unione Sovietica. Stakhanov ne divenne l’uomo immagine e fece carriera, diventando deputato e vincendo medaglie e riconoscimenti. Bella cosa, i piani quinquennali. Uomini che non avevano mai preso in mano un piccone avevano deciso quanto carbone estrarre in poco tempo.

Impossibile? Nulla era impossibile per l’homo sovieticus. E così, Stachanov fece scuola e il suo nome, caso raro, divenne un aggettivo: stacanovista. Tutto bello, se non fosse che lo stacanovismo produsse schiere di morti, perché il carbone si estrae a fatica e i numerini messi in fila dagli omini che non hanno mai preso un piccone comprendono anche migliaia di operai morti. O contadini: i numerini indicavano anche i quantitativi di grano, frutta e verdura. E poi c’era la produzione di acciaio, di petrolio, di tessuti e così via… tutto ciò che serviva doveva essere prodotto oltre misura. Sempre per soddisfare la burocrazia, s’intende. Ma il fine ultimo era rendere l’Unione Sovietica competitiva. Lo stacanovismo non è che sia poi finito: si è solo trasformato.

Oggi lo stacanovista è il negoziante che deve tirare a campare, mentre omini che amano la burocrazia gli dicono come dovrà trasformare la sua attività per soddisfare le ineffabili direttive europee. Ineffabili perché, come i piani quinquennali di Stalin, non si possono discutere ma soltanto applicare. Oppure, la partita IVA che entro pochi anni dovrà dotarsi di un’auto elettrica, perché il nostro piano quinquennale si chiama Agenda 2030 e dobbiamo ridurre le emissioni come sta scritto nelle direttive europee. Come tanti plurimedagliati compagni Stakhanov, anche noi dovremo lavorare ancora e ancora. Niente miniere di carbone, sono passate di moda. Ma il concetto resta: entro una certa data, la nostra vita dovrà essere smart e green. Compagno Stakhanov, insegnaci la via.

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