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Il caso
20 Marzo 2026 - 16:22
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Tragedia al Parco degli Acquedotti, a Roma. In un primo momento si era ipotizzato che le vittime fossero due senza fissa dimora; l’identificazione ha invece rivelato che si trattava di Alessandro Mercogliano, 53 anni, e di Sara Ardizzone, entrambi di area anarchica, morti, secondo gli inquirenti, mentre preparavano un ordigno. L’allarme è scattato venerdì mattina grazie alla segnalazione di un runner. I vigili del fuoco, impegnati nelle ricerche tra le macerie di un casale abbandonato, hanno rinvenuto i corpi di un uomo e di una donna. La struttura colpita, nota come “Casale del Sellaretto”, si trova all’altezza del civico 221 di via delle Capannelle. Uno dei due corpi presentava evidenti bruciature; l’altro, quello femminile, riportava traumi compatibili con il crollo dell’antico edificio. Nel primo pomeriggio è emerso un elemento decisivo: l’uomo aveva subito la mutilazione traumatica di un braccio, circostanza che ha rafforzato l’ipotesi investigativa di una deflagrazione durante la manipolazione di materiale esplosivo. Tale pista, secondo fonti investigative, è stata corroborata dall’identificazione delle vittime: Mercogliano e Ardizzone sono ritenuti vicini al “gruppo Cospito” e si sarebbero trovati nel casale per confezionare un ordigno in vista di un possibile attentato. L’uomo era già stato condannato a Torino per azioni a sfondo terroristico. Ardizzone, in passato, aveva letto in aula un proclama in favore dell’anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito, detenuto, durante l’udienza preliminare del procedimento Sibilla (Perugia, 15 gennaio 2026).
Queste le sue parole: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa”. Alla ricostruzione hanno contribuito anche i tatuaggi presenti sui corpi. La tragedia, secondo quanto trapela, risalirebbe alla serata di giovedì, quando una violenta esplosione avrebbe sollevato il tetto del rudere, poi <strong<crollato< strong="">. </strong<crollato<>L’immediato intervento di polizia e carabinieri, con il pm di turno e la Digos, ha allontanato l’ipotesi di uno scoppio accidentale dovuto a una bombola di gas, aprendo a scenari ben diversi. Sul posto sono intervenuti anche gli specialisti della polizia scientifica, che insieme ai vigili del fuoco stanno effettuando accurati rilievi. Alcuni residenti riferiscono di aver udito, giovedì sera, un boato provenire dall’area del casale; nessuno, tuttavia, sarebbe intervenuto per verificare l’accaduto.
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