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07 Aprile 2026 - 22:50
L’arrivo massiccio dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro sta accelerando un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava marginale: sempre più lavoratori senior decidono di uscire dal mercato prima del previsto. Molti di loro hanno già attraversato rivoluzioni epocali — dai primi computer agli anni di Internet, fino agli smartphone — ma questa volta qualcosa è diverso. L’intelligenza artificiale è un cambio di paradigma continuo, veloce, spesso poco prevedibile. E non tutti hanno intenzione di rincorrerlo.
Negli Stati Uniti, la quota di lavoratori over 55 è scesa al 37,2%, minimo degli ultimi vent’anni secondo analisi su dati del Bureau of Labor Statistics rilanciate dal Wall Street Journal. Una frenata significativa dopo decenni di crescita costante, sostenuta anche da fattori economici come l’aumento del valore degli immobili e i rendimenti dei mercati finanziari.
Un’indagine AARP (American Association of Retired Persons) condotta su oltre 5.000 persone con più di 50 anni mostra che il 25% di chi sceglie di andare in pensione prima del previsto lo fa per stress e burnout. C’è quindi una componente psicologica evidente: il senso di disorientamento, la fatica di aggiornarsi continuamente, la percezione di perdere controllo sul proprio lavoro.
Il divario tecnologico è altrettanto chiaro. Secondo il Pew Research Center, nel 2025 circa il 30% dei lavoratori tra i 30 e i 49 anni utilizza strumenti come ChatGPT sul lavoro, contro meno del 20% tra gli over 50. Non è solo una questione di competenze, ma di familiarità e fiducia.
Lo conferma anche ManpowerGroup, che ha analizzato oltre 13.900 lavoratori in 19 Paesi: baby boomer e Generazione X sono i gruppi che registrano il calo più marcato nella fiducia verso l’intelligenza artificiale. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso sottovalutato: l’identità professionale. Dopo decenni di esperienza, molti lavoratori vivono la richiesta di “imparare tutto da capo” non come una sfida, ma come una messa in discussione del proprio valore.
Gli esperti di dinamiche del lavoro parlano di “effetto cumulativo”: quando più fattori si sommano — cambiamenti tecnologici, nuovi strumenti, perdita di autonomia, colleghi che lasciano — la decisione di andare in pensione diventa più probabile. In questo scenario, l’intelligenza artificiale agisce da acceleratore. Non è un caso che anche le aziende sotto pressione per ridurre i costi osservino con interesse questa dinamica: meno licenziamenti forzati, più uscite spontanee.
Il problema, però, è meno visibile ma più profondo. Molti di quelli che lasciano sono tra i lavoratori più esperti, con competenze trasversali difficili da sostituire. Il rischio, nel medio periodo, è una perdita di know-how silenziosa ma significativa.
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