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Decreto sicurezza, sprint finale tra fiducia e scontro politico: opposizioni all’attacco

Iter accelerato a Montecitorio dopo il via libera del Senato. Governo pronto a chiudere con la fiducia, mentre cresce la protesta per i tempi stretti e le modifiche contestate al provvedimento

Decreto sicurezza, sprint finale tra fiducia e scontro politico: Camera blindata e opposizioni all’attacco

Il decreto sicurezza prosegue il suo iter parlamentare in un clima di forte tensione politica e con tempi ormai serratissimi per la conversione in legge. Dopo il via libera del Senato arrivato il 17 aprile, il provvedimento è ora all’esame della Camera dei Deputati, dove la maggioranza punta a chiudere rapidamente il percorso prima della scadenza imminente.

Già venerdì il testo è stato assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, dove sono stati depositati gli emendamenti. L’esame riprenderà lunedì alle 9 del mattino e le commissioni resteranno operative fino a tarda notte per tentare di concludere tutte le votazioni in tempi rapidi.

Il giorno successivo il provvedimento arriverà in Aula a Montecitorio per una discussione definita già come una vera e propria seduta fiume. La conclusione del percorso è attesa entro mercoledì, quando il governo dovrebbe porre la questione di fiducia, accelerando ulteriormente l’iter parlamentare.

Successivamente resterà spazio solo per il voto sugli ordini del giorno, che potrebbero allungare i tempi di ulteriori 24 ore, spingendo la chiusura definitiva tra giovedì e venerdì.

Il passaggio del decreto a Palazzo Madama è avvenuto con 96 voti favorevoli e 46 contrari, ma non senza polemiche. Le opposizioni hanno denunciato un testo definito come un esempio di “alluvione panpenalistica”, esibendo anche cartelli di protesta in Aula.

Secondo le minoranze, il percorso parlamentare sarebbe caratterizzato da una forte compressione dei tempi e delle prerogative delle Camere.

Durissime anche le critiche sulla gestione politica del provvedimento. Matteo Renzi ha attaccato l’assenza del ministro dell’Interno in Senato, definendo il decreto una “legge fuffa”, mentre il M5S ha parlato di un testo inefficace e simbolo del fallimento sulle politiche di sicurezza.

Il percorso del provvedimento è stato segnato da numerosi passaggi complessi fin dall’inizio, con dubbi sulle coperture finanziarie e osservazioni da parte del Quirinale, che ha firmato il testo dopo 19 giorni dall’approvazione iniziale.

Nel corso dell’esame sono stati introdotti circa 33 articoli, che spaziano da nuove misure su manifestazioni pubbliche fino a interventi su sicurezza urbana, migranti e ordine pubblico. Tra le misure più discusse figurano il fermo preventivo per i cortei, nuove norme sul porto di coltelli e disposizioni sui rimpatri dei migranti.

Particolarmente contestata l’introduzione di un compenso per gli avvocati coinvolti nei percorsi di rimpatrio volontario assistito, misura che ha sollevato critiche anche da parte del Consiglio Nazionale Forense.

Non sono mancate tensioni anche all’interno della maggioranza, con Lega e Fratelli d’Italia che hanno tentato di inserire ulteriori modifiche poi trasformate in ordini del giorno per evitare nuovi attriti istituzionali.

Tra le misure approvate figurano la proroga del mandato ai vertici della Guardia di Finanza, alcune modifiche su stupefacenti di lieve entità e interventi contro i parcheggiatori abusivi. Sono, invece, state accantonate proposte più controverse, come quelle sugli sfratti rapidi e sulle cosiddette “zone rosse” per la tutela delle forze dell’ordine.

Il decreto si avvia, così, verso la fase finale tra accelerazioni parlamentari, ricorso alla fiducia e forti contrapposizioni politiche. Una chiusura che si preannuncia tesa, mentre resta alta la discussione sull’equilibrio tra sicurezza, diritti e ruolo del Parlamento nel processo legislativo.

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