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Il Borghese
03 Marzo 2026 - 05:50
Quanto rimarrà bloccato lo stretto di Hormuz? E quando arriveranno, nelle tasche degli italiani, le conseguenze della guerra che sta infiammando il Medio Oriente? Già ieri mattina il prezzo del greggio si muoveva pericolosamente verso l’alto (+8%) e ancora più “in fiamme” era il valore del gas ad Amsterdam (+33%).
Se l’Iran cuba per 3,3 milioni di barili al giorno (il 3% della richiesta globale), ben diversa è la situazione del greggio in transito attraverso Hormuz, vale a dire il 20% del fabbisogno mondiale.
Per il futuro prossimo, la banca Citi stima un Brent tra 80 e 90 dollari nello scenario base, ossia con un rapido cambiamento della leadership iraniana o una de-escalation statunitense nel giro di una-due settimane; Morgan Stanley alza la previsione per il secondo trimestre 2026 a 80 dollari (da 62,50); Wood Mackenzie avverte: se il traffico a Hormuz non riprende, il Brent può superare quota 100; Federpetroli spinge l’asticella a 150 dollari al barile.
Noi ne abbiamo parlato con Cristiano Bilucaglia, imprenditore torinese del settore energia, founder e ceo di uBroker, nella holding Utilia.
«Parliamo di fattori che impattano subito sulle tasche del cittadino - spiega -. Intanto i carburanti, dove abbiamo già visto degli incrementi e questo non è dovuto agli eventi, ma alla paura. Perché quella è benzina che è già presente nei nostri distributori. Il mercato dell’energia è un mercato finanziario regolato dalla domanda e dall’offerta. E dagli umori. Più c’è paura più si tende ad aumentare i prezzi, aumentare la volatilità...».
E più che il petrolio forse bisogna osservare il gas? «Certo perché qui impatta il gas naturale e l’energia elettrica. Perché noi dal Golfo Persico non acquistiamo solo petrolio, ma anche il Gnl che è il gas che ci ha permesso di sganciarci dalle forniture della Russia e abbiamo fatto dei contratti a lungo termine con Stati Uniti e Qatar. Gas che arriva attraverso Hormuz e quindi ce ne mancherà il 10%.»
Quando arriverà l’impatto per i cittadini? «Adesso andiamo verso una stagione dove il consumo di gas diminuisce, ma aumenta, con i climatizzatori, il consumo di energia elettrica che è prodotta per il 40% con il gas.»
Cosa bisogna aspettarsi, adesso? «Ho provato a raffigurare tre scenari.
Il primo, come dice Trump, con l’operazione che durerà quattro settimane o meno: le riserve strategiche europee e italiane reggono e se i prezzi salgono è per speculazione del trading e paura. Possono anche raddoppiare in un paio di mesi.
Il secondo con un blocco di 1-3 mesi porta massima preoccupazione soprattutto sulle borse; chi dipende dal GNL del Qatar o cerca altre fonti costose o diminuisce la domanda interna. E i prezzi dell’energia possono più che raddoppiare.
Il terzo è il blocco prolungato oltre i tre mesi: piuttosto catastrofico anche per il petrolio (Iraq e Arabia Saudita 20% del fabbisogno), con una crisi sistemica segnata da razionamenti industriali nei Paesi più esposti o recessione nell'Eurozona.
L'Italia avrebbe margini ma comunque limitati grazie ai gasdotti con Algeria e Azerbaigian (via TAP), che non passano da Hormuz, ma non sufficienti a compensare interamente il deficit di GNL».
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