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San Donato, la borgata delle due anime che vide nascere l'industria

Povertà e ricchezza, santi e criminali: San Donato è un borgo ricco di contrasti, talvolta anche accesi. Il quartiere vede la sua storia iniziare nel Cinquecento, attorno ad una piccola cappella dedicata al santo; allora si era fuori dalle mura di Torino, e l'arteria principale era detta del Martinetto. L'intero San Donato viveva in simbiosi con l'acqua: la Dora non era lontana e i numerosi canali che attraversavano questo tratto di campagna la rendevano fertile e con una naturale vocazione ad una precoce industrializzazione. Non a caso, è a San Donato che si insediarono alcune tra le prime, grandi industrie torinesi, specialmente alimentari. Tra le prime, la Caffarel: Pierre-Paul Caffarel fondò il suo laboratorio in via Carena; Carlo Metzger, invece, costruì la prima fabbrica di birra proprio nel borgo, nel 1848. Nell'Ottocento lo sviluppo del quartiere subì una vera e propria impennata: attorno al Martinetto e al suo canale vennero fondati opifici per la lavorazione della lana e della maiolica; in via San Donato, invece, prosperavano le concerie Martinolo e Fiorio. Va da sé che la vicinanza di tante industrie ed opifici induceva tutti gli operai a risiedere nel borgo, con la miseria che è ben immaginabile; situazione ancora più enfatizzata nel Basso San Donato, oltre corso Regina: qui l'isolamento del quartiere, compresso entro l'alveo della Dora, e la presenza di tanti immigrati contribuirono a dare un tratto di miseria e di degrado; le case di via San Donato e di via Livorno erano le "ca nèire", le case nere, per via del fumo delle ciminiere. Eppure, svoltato l'angolo, ecco che ci si trovava nella "Contrà dij Sgnor", la contrada dei signori. Era via Cibrario, che si dissociava completamente dal carattere popolare e malsano di via San Donato, assumendo il tono di strada di importanza. Il gusto Art Nouveau di palazzi e villini che vennero eretti in via Cibrario ricorda quello del vicino quartiere Cit Turin. E, a proposito di capolavori liberty: all'incrocio tra via Principi d'Acaja e corso Francia c'è la superba palazzina Fenoglio-La Fleur, uno degli indiscussi capolavori dell'Art Nouveau torinese.

 

Un borgo dalle due anime, dunque, il San Donato. E a proposito di anime, lo sviluppo del quartiere deve tutto ai suoi "fondatori" spirituali, vale a dire il beato Francesco Faà di Bruno, il teologo Gaspare Saccarelli e don Pietro Merla, il protettore delle ragazze finite sulla strada, che proprio per le antipatie che suscitò la sua attività assistenziale venne assassinato il 9 novembre 1855.
 

Ma fu il Faà di Bruno a lasciare un'impronta indelebile nel quartiere: oltre ad essere uno dei "santi sociali" di Torino, questo geniale sacerdote era anche un architetto. E che architetto: il campanile della chiesa della Nostra Signora del Suffragio, alto ben 83 metri, fu la seconda costruzione più alta di Torino; considerato inarrivabile prodigio di ingegneria, doveva essere alto per mostrare l'orologio a tutti gli operai, in modo che i padroni non potessero ingannarli facendoli lavorare più del dovuto. Un modo semplice ma efficace per aiutare le persone in difficoltà. E ce n'erano tante, allora come oggi, che il borgo è diventato un quartiere in profonda trasformazione: con la riqualificazione di corso Regina, forse per San Donato sta per arrivare una nuova era.



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