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Quel pallone da afferrare che può cambiare i destini

Inizia sempre tutto con un bambino e un pallone, con quattro calci con il papà o gli amici, poi il campetto spelacchiato di allenamento delle riserve e magari il Vecchio Allenatore che vede ciò che ad altri sfugge. Vede il talento donato a un ragazzo, uno dei pochi.

Nascono così le storie e le leggende e sarebbe bello che per ogni eroe dello sport o per ogni bambino che sogna di esserlo ci fosse sempre un Vecchio Allenatore. Come ne "I guardiani" (66thand2nd, 17 euro) di Marco Ballestracci, un romanzo che unisce in realtà cinque storie diverse, dove ognuna si fonde nell'altra, così simili, così diverse, con l'unico personaggio chiave che è per l'appunto un Vecchio Allenatore. E i guardiani del titolo sono i portieri di calcio, i pazzi del pallone, coloro che vestono una maglia diversa dagli altri e, in qualche modo, anche alla gloria o alla disfatta arrivano in maniera diversa.

Come il bambino che vola magnificamente tra i pali, ma sceglie di giocare terzino perché ha paura della solitudine del portiere. Quel bambino diverrà Jan Tomaszewski, il portiere polacco che in una incredibile notte di Wembley fermerà l'Inghilterra, «un clown vestito di giallo» come ebbe a definirlo Brian Clough (il Mourinho ante litteram del "Maledetto United", per intenderci), poi andrà ai mondiali con la maglia numero 2, in ricordo di quel terzino scarso che era e del suo primo allenatore.

E poi Bert Trautmann, da prigioniero di guerra tedesco a portiere del Manchester United, l'uomo più odiato d'Inghilterra nel dopoguerra, ma che in una finale di FA Cup diverrà un idolo per il coraggio dimostrato. Ancora: Toni Turek, anche lui dalla guerra ai campi di calcio, con una scheggia di granata piantata nel cranio. Fino a Perucchetti, erede di Combi in nazionale, scudettato con l'Ambrosiana, poi partigiano ad Alba, prigioniero alle Nuove. Eroi, atleti, antichi ragazzini, come il giovinetto prodigio cui un infortunio di gioco spezza la gamba e la carriera, ma che diverrà medico ortopedico, ma per tutti, pazienti e colleghi, sarà sempre « Tomaszewski » , il suo idolo, il soprannome acquisito sui campi di provincia. E ogni volta avrà ancora la sensazione di volare.

Un libro che attraversa il dolore e le terre più disparate, dalla Polonia alla Russia all'Ucraina, alla Germania, storie raccontate con parole che sanno di musica dell'anima, di blues (Ballestracci è cantante e armonicista blues), fino alla consapevolezza che «il pallone rende liberi» .

 
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