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Attualità
16 Marzo 2026 - 16:45
Il panorama politico francese esce dal primo turno delle amministrative con indicazioni piuttosto nette, in attesa del verdetto definitivo dei ballottaggi di domenica prossima. Se da un lato si registra l'avanzata della sinistra e la tenuta della destra sovranista, dall'altro emerge la profonda crisi del campo macronista e dei neogollisti.
Il dato più sorprendente riguarda La France Insoumise (LFI). Nonostante le pesanti polemiche delle scorse settimane — legate all'omicidio di un attivista neofascista a Lione e alle accuse di antisemitismo rivolte a Jean-Luc Mélenchon — il partito ha superato le aspettative. La strategia di schierare i big in prima persona ha pagato: quasi tutti i deputati candidati sono passati al secondo turno, con vittorie già blindate al primo turno in roccaforti come Saint-Denis.
Sul fronte opposto, il Rassemblement National (RN) di Le Pen e Bardella conferma il suo radicamento. Oltre a stravincere dove già governa (Perpignan, Hénin-Beaumont), il partito punta ora a prede ambiziose come Marsiglia, dove Franck Allisio è a un passo dal sindaco socialista uscente, e Nizza, dove l'alleato Eric Ciotti insidia il centrista Estrosi.
Sia a destra che a sinistra ci si interroga se convenga allearsi con le ali più radicali (LFI da una parte, Reconquête di Zemmour dall'altra) per vincere i municipi. Il rischio è alto: scendere a patti oggi potrebbe rendere meno credibile, in vista delle presidenziali del 2027.
Nella capitale la situazione è emblematica. Il socialista Emmanuel Grégoire è saldamente in testa ma la partita dei ballottaggi è un incastro complesso. A destra, Rachida Dati cerca l'intesa con il centro di Bournazel, ma quest'ultimo pone il veto su ogni accordo con Sarah Knafo (Reconquête), che pure ha teso la mano ai moderati per sconfiggere la sinistra.
A sinistra, Grégoire ha scelto la linea della fermezza: nessun accordo con Sophia Chikirou e i melenchonisti.
Questa scelta di rottura con l'estrema sinistra, condivisa anche dal sindaco di Marsiglia Benoît Payan e caldeggiata da Raphaël Glucksmann, non è solo morale ma anche tattica. L'idea è che inseguire i voti radicali rischi di alienare l'elettorato moderato, decisivo per la futura corsa all'Eliseo. Domenica prossima capiremo se questa scommessa solitaria pagherà o se consegnerà le città agli avversari.
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