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28 Novembre 2018 - 06:43
L’Italia del pensiero unico politicamente corretto e degli intellettuali Veuve Cliquot piange sconsolatamente la scomparsa di uno dei suoi bardi, il regista Bertolucci, icona della sinistra borghese padrona della cultura. Tutti i giornaloni di regime e le reti tv ne grondano. Repubblica gli dedica addirittura 5 pagine. Ed è logico. Di sé Bertolucci disse: «Sono borghese fino alle cellule più infinitesimali», ma anche «ero un tetragono comunista vicino al partito». Infatti la sua ricostruzione della storia italiana del secolo scorso (la mappazza “Novecento”) è una contrapposizione tra buoni (tutti socialisti poverissimi) e cattivi (tutti ricchi e fascisti) con tripudi di bandiere rosse a tutto schermo. Anche la disinvoltura nell’autoassolversi in lui era tipicamente gauchiste. Girò la famosa scena del burro nell’ “Ultimo tango a Parigi” senza dirlo prima alla Schneider «per avere da lei una ribellione più veritiera sul set». Per questo lei lo odiò tutta la vita. Se oggi in clima MeToo un regista osasse fare una roba simile, sdoganando una violenza sessuale, sarebbe crocifisso. Per Bertolucci fu arte. Così i suoi film sono incensati, restaurati e riproposti in tv, mentre un film sulle foibe (“Red land - Rosso Istria”) viene in questi giorni boicottato e presentato solo in 70 delle 4.500 sale esistenti in Italia. Bisogna andare in periferia per vederlo. Al sud e nelle isole non è stato neanche proposto. Ci hanno affibbiato centinaia di film sulla resistenza, sui nazisti cattivi, sui lager, ma nessuno sui gulag o sul genocidio di Holodomor, la grande carestia ucraina voluta dal Pcus (5 milioni di morti). Qui è così. Non ami il compagno Bertolucci? Sei un fascista.
collino@cronacaqui.it
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