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Il caso
29 Novembre 2025 - 21:10
È un’aula carica di tensione quella del tribunale di Ivrea, dove prende corpo il processo a carico di un maestro di canto accusato di violenza sessuale da un suo allievo, all'epoca dei fatti sedicenne. Il pubblico ministero Mattia Francesco Cravero ha interrogato a lungo l’imputato, concentrandosi sui messaggi, sulle confidenze e sulle dinamiche tra maestro e allievo. Secondo la difesa, il rapporto nasce in un incontro precedente all’inizio delle lezioni e si sviluppa in spazi diversi: una chiesa, abitazioni private, luoghi di insegnamento sparsi tra più comuni. Il giovane, seguito dai servizi sociali e cresciuto solo con la madre, cerca nella musica un rifugio e un’occasione per sfuggire a giornate segnate da fragilità e difficoltà economiche. Con il passare del tempo, l’allievo si apre sulle proprie incertezze personali e sull’orientamento sessuale, e il maestro diventa una figura di riferimento. L’imputato in aula sottolinea la propria natura “anaffettiva”, la riluttanza agli abbracci, e la franchezza con cui affronta le confidenze del ragazzo. Nega ogni responsabilità. Secondo l’accusa, però, ciò che si presenta come fiducia e confidenza nasconde atti di violenza: tra i fatti contestati ci sarebbero baci, palpeggiamenti e episodi in cui il giovane sarebbe stato costretto alla masturbazione in un bagno, pur continuando a frequentare le lezioni attratto dall’insegnante e dalla prospettiva di coltivare la propria passione musicale. Il processo prosegue con l’esame dei testimoni e delle prove documentali, tra messaggi e dinamiche emotive che potrebbero confermare o smentire le accuse mosse contro l’insegnante.
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