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Lavoro

Piemonte sopra la media nazionale per occupazione femminile, ma il gap salariale resta al 35%

Nel 2025 cresce la partecipazione delle donne al mercato del lavoro: più contratti a tempo indeterminato e meno inattività

Piemonte sopra la media nazionale per occupazione femminile, ma il gap salariale resta al 35%

Il Piemonte corre più veloce della media italiana sul fronte dell’occupazione femminile. Nel terzo trimestre del 2025 il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 63,6%, in aumento rispetto al 62,7% del 2024 e ben al di sopra della media nazionale ferma al 53,6%. Il dato supera anche la media del Nord Italia, che si attesta al 62,4% e aumenta considerevolmente rispetto al 2018, quando il tasso era infatti al 58,9%. Accanto all’aumento dell’occupazione cresce anche la stabilità dei rapporti di lavoro. Nel 2025 le trasformazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 25.474, contro le 16.008 del 2018. Allo stesso tempo diminuisce l’inattività. Il tasso scende al 32,4%, in calo rispetto al 34,2% del 2024 e al 35,2% del 2018, restando molto al di sotto della media italiana (42,7%) e migliore anche rispetto a quella del Nord (34,8%). Il tasso di disoccupazione femminile si attesta invece al 6,1%.

Nonostante questi progressi, resta però ampio il divario retributivo. Secondo i dati dell’Inps, citati dal Corriere Torino, le lavoratrici piemontesi del settore privato guadagnano in media il 35% in meno rispetto ai colleghi uomini, anche a parità di lavoro. Un gap che continua a emergere nelle buste paga nonostante anni di battaglie, promesse e iniziative per la parità salariale.

Il divario si riflette anche nelle posizioni di responsabilità. In Piemonte solo il 35% delle donne ricopre ruoli dirigenziali, mentre il 37% lavora come libera professionista e appena il 25% è imprenditrice, numeri che evidenziano come l’accesso ai vertici delle organizzazioni resti ancora limitato.

Per la vicepresidente della Regione e assessore al Lavoro Elena Chiorino, questi numeri confermano l’importanza di politiche mirate. «Il lavoro femminile è una leva strategica per la crescita del territorio e per la competitività delle imprese. Sostenere il lavoro delle donne significa liberare energie e creare opportunità. Quando cresce il lavoro femminile cresce l’intero sistema economico e sociale».

Un ruolo importante lo giocano anche le politiche attive del lavoro. Nell’ambito del programma Programma Gol, su 274.682 persone che hanno sottoscritto un Patto di servizio, 150.259 sono donne, pari al 54,7% del totale. La partecipazione è particolarmente significativa nei percorsi formativi, soprattutto tra le under 29 e nella fascia tra i 40 e i 49 anni. Sul fronte della formazione, le Accademie di Filiera hanno già coinvolto circa 5.200 donne, tra occupate e disoccupate.

Forte anche la presenza femminile nell’autoimprenditorialità. Attraverso il Programma Mip, su 681 business plan validati tra febbraio 2024 e febbraio 2026, 411 sono stati presentati da donne. Tra questi, 243 imprese sono già state costituite, a cui si aggiungono 72 libere professioniste. Inoltre, tra le imprese che hanno beneficiato delle sovvenzioni regionali per nuove attività, 48 su 70 sono a prevalenza femminile. Un altro capitolo riguarda la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Dal 2021 la Regione ha investito 8 milioni di euro per il prolungamento dell’orario degli asili nido, coinvolgendo 429 strutture, oltre 3mila bambini e 350 Comuni. Per il periodo 2026-2028 sono già stati stanziati altri 3 milioni di euro.

In questa direzione si inserisce anche il piano Piano A.L.Fa., che prevede 17 milioni di euro complessivi: 8 milioni destinati ai piani di welfare aziendale delle imprese e 8,5 milioni per voucher di conciliazione fino a 6mila euro per ciascuna beneficiaria, con l’obiettivo di favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro.

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