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Il caso

«Riportiamo Burlò in Italia» la lettera dei legali a Giorgia Meloni

Detenuto a Caracas «senza accuse»: l’appello al Governo

«Riportiamo Burlò in Italia» la lettera dei legali a Giorgia Meloni

Non chiedono telefonate di solidarietà, ma che lo sforzo diplomatico non si fermi. È l’appello rivolto a Giorgia Meloni e alle autorità italiane dai legali di Mario Burlò, imprenditore torinese di 52 anni detenuto in Venezuela senza contestazioni di reato né un regolare processo. A firmarlo sono gli avvocati Maurizio Basile e Benedetto Marzocchi Buratti. Burlò è scomparso da quattordici mesi.

Dopo un lungo periodo senza notizie, è stato confermato che si trova nel carcere di Caracas. In Venezuela era arrivato nel novembre 2024 per questioni di affari. Finora, anche i legali avevano mantenuto un profilo riservato. Ora, complice il contesto internazionale e la crescente instabilità del Paese, la preoccupazione per le condizioni di detenzione dell’imprenditore è aumentata. Nel documento si fa riferimento anche al caso di Alberto Trentini.
«Leggiamo sui giornali che la premier Giorgia Meloni sarebbe impegnata a ottenere la liberazione di Trentini in tempo per la conferenza stampa già fissata il 9 gennaio - scrivono gli avvocati -. Questo ulteriore sforzo di tutte le diplomazie non può che confortarci. Ricordiamo, però, che Burlò si trova nella medesima situazione di Trentini». I familiari dell’imprenditore, dal giorno della scomparsa, si sono rivolti esclusivamente alle istituzioni.
Hanno contattato ambasciata e consolato italiani a Caracas e presentato una denuncia alla procura di Roma. Nel comunicato, i legali ringraziano il console «per la proficua interlocuzione» e per la vicinanza dimostrata ai figli di Burlò, Gianna e Corrado. Un ringraziamento anche all’ambasciatore, che avrebbe fatto visita in due occasioni, congiuntamente, a Trentini e Burlò.
«Siamo certi che il Governo, al di là di quanto trapela sulla stampa, sia impegnato per il celere rientro in Italia di entrambi i nostri connazionali», aggiungono. Sul fronte italiano, la posizione giudiziaria dell’imprenditore resta distinta dalla vicenda venezuelana. Burlò è imputato in un processo in corso a Torino per presunti reati fiscali legati alla gestione dell’Auxilium Basket. Il pubblico ministero Mario Bendoni ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi. In attesa della sua liberazione, la sua posizione è stata stralciata rispetto a quella dei coimputati, per i quali la sentenza è attesa nei prossimi giorni.

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