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Il fatto

Alessia Pifferi: niente più ergastolo, la pena scende a 24 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Milano motiva la decisione evidenziando l’impatto del clamore mediatico e della pressione dei media sul comportamento dell’imputata

Alessia Pifferi: niente più ergastolo, la pena scende a 24 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha recentemente motivato la decisione che ha ridotto la condanna di Alessia Pifferi da ergastolo a 24 anni, evidenziando il ruolo dei media nella costruzione dell’immagine pubblica della donna e l’impatto che questo ha avuto sul processo.

Secondo le quasi 200 pagine delle motivazioni, l’atteggiamento dell’imputata durante il procedimento penale non può essere interpretato come un’espressione di particolare pericolosità. Al contrario, sarebbe stato fortemente condizionato dal clamore mediatico subito e sofferto e dalla continua lapidazione verbale operata dai media. Questo contesto, scrivono i giudici, avrebbe persino portato la madre di Alessia a diventare una delle sue principali accusatrici, temendo di subire a sua volta l’ostilità del pubblico.

Le attenuanti generiche

La Corte sottolinea che il comportamento processuale di Pifferi riflette la sua personalità fragile e non dimostra capacità di delinquere accentuate. Per questo motivo, è stato ritenuto corretto riconoscere le attenuanti generiche, tenendo conto della sua condizione economico-sociale e dell’isolamento in cui viveva.

L’influenza del “processo mediatico

I giudici milanesi hanno definito il caso un esempio del cosiddetto processo mediatico, dove il procedimento penale diventa uno spettacolo seguito dai media. La costante presenza della stampa e dei programmi televisivi, secondo la Corte, ha influito in modo significativo sul comportamento dell’imputata e sulle dinamiche familiari, contribuendo alla metamorfosi della donna durante il processo.

In conclusione, la riduzione della pena non è stata una decisione basata solo sulle caratteristiche personali della Pifferi, ma anche sul contesto mediatico che, secondo i magistrati, ha deformato la percezione pubblica e privata del caso.

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