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14 Gennaio 2026 - 10:15
Il possibile annullamento del semestre filtro da parte del TAR riaccende il dibattito sull’accesso a Medicina, creando preoccupazione tra studenti, famiglie e atenei. Il sistema, pensato come alternativa al classico test di ingresso, potrebbe subire uno stop con effetti ancora difficili da prevedere.
Il semestre filtro di Medicina nasce con l’obiettivo di superare la logica della selezione basata su una sola prova. In questo modello, l’ammissione definitiva non dipende esclusivamente da un test iniziale, ma da un periodo di lezioni, verifiche ed esami intermedi che consentono agli studenti di dimostrare le proprie capacità nel tempo.
Secondo i sostenitori, questo meccanismo renderebbe la selezione più meritocratica e meno casuale. Al contrario, i critici sottolineano il rischio di confusione normativa, di disparità di trattamento e di un possibile contrasto con le regole sull’accesso programmato stabilite a livello nazionale. Proprio questo aspetto ha attirato l’attenzione dei tribunali amministrativi.
Mentre l’anno accademico nelle università pubbliche deve ancora entrare nel vivo, diversi atenei privati si sono già mossi per il futuro, pubblicando bandi e date dei test di Medicina 2026/2027, segno di un quadro ancora instabile.
L’ipotesi di un annullamento del semestre filtro da parte del Tribunale Amministrativo Regionale indica che esistono dubbi seri sulla legittimità del sistema adottato. Quando il TAR interviene su una procedura di accesso universitario, significa che sono state individuate criticità rilevanti rispetto alle norme superiori.
Un’eventuale decisione negativa potrebbe avere conseguenze estese, non solo per l’ateneo coinvolto ma anche per altri contesti simili. In particolare, la situazione degli studenti che hanno già seguito il semestre filtro rischia di diventare incerta, con esami sostenuti, valutazioni ottenute e posti disponibili che potrebbero essere rimessi in discussione.
Gli avvocati che hanno promosso i ricorsi parlano di un modello fragile, capace di generare effetti problematici sia sul piano individuale sia su quello generale. Per gli studenti, il pericolo principale è vedere messo in dubbio il proprio percorso, con possibili differenze di trattamento tra chi è stato ammesso, escluso o si trova ancora in attesa di una decisione definitiva.
Dal punto di vista del sistema universitario, l’annullamento di un modello di selezione rischia di aprire la strada a una nuova stagione di ricorsi, complicando la programmazione di posti, aule e docenti. Senza una cornice normativa chiara e stabile, ogni tentativo di riforma dell’accesso a Medicina può trasformarsi in un problema giuridico di ampia portata.
La vicenda del semestre filtro dimostra quanto il tema dell’ammissione a Medicina resti irrisolto e delicato. L’innovazione nei sistemi di selezione deve necessariamente confrontarsi con la certezza del diritto e con la tutela degli studenti.
È evidente che ogni cambiamento richiede una progettazione attenta per evitare blocchi giudiziari e che studenti e famiglie devono restare costantemente informati, perché il quadro può mutare rapidamente in base all’esito dei ricorsi. L’accesso alla facoltà di Medicina continua così a rappresentare uno dei nodi più complessi del sistema universitario italiano, sospeso tra esigenze di riforma e vincoli legali.
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